Varie

Chiudiamo le chiese

Un prete di 40 anni è stato arrestato a Roma, con l’accusa di abusi sessuali su tre minori mentre era parroco a Palermo. Non è un caso isolato. L’associazione Rete l’Abuso elenca oltre 100 sacerdoti in Italia condannati in via definitiva per pedofilia. Molti altri sono a processo o indagati per lo stesso motivo. Non possiamo sapere quanti casi non verranno mai alla luce.

Lo scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici non è limitato al nostro paese, al contrario ha portata mondiale. In paesi come l’Australia, l’Irlanda o gli Stati Uniti le dimensioni del fenomeno sono ancora più spaventose. In America molte diocesi hanno dovuto pagare milioni di dollari per risarcire le vittime. La Chiesa per decenni ha nascosto gli abusi, preoccupandosi più della sua immagine pubblica che delle vittime attuali e potenziali dei propri ministri di culto: così, i preti pedofili venivano semplicemente spostati di parrocchia, dove potevano fare nuove vittime.

In questi giorni si sente continuamente (stra)parlare di “difendere i bambini”, eppure non mi risulta siano state organizzate grandi manifestazioni per protestare contro gli abusi da parte di membri del clero. Invece di preoccuparsi di “difendere” i bambini da chi vuole formare una famiglia e crescerli con amore, iniziamo a difenderli da chi ne vuole abusare. Invece di negare i diritti a migliaia di famiglie, cominciamo a chiudere le chiese.

Naturalmente è una provocazione. Ma è un fatto che gli abusi sessuali da parte dei preti siano una minaccia ben più grave per i bambini rispetto alle famiglie omosessuali (che non sono una minaccia affatto). E allora difenderemmo meglio i bambini tenendoli lontani dalle chiese, piuttosto che negando diritti e dignità a loro e alle loro famiglie.

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