Diritti

Della mia vita decido io

Il 9 febbraio di 7 anni fa moriva Eluana Englaro, dopo 17 anni passati in stato vegetativo. In seguito a una lunga battaglia legale da parte del padre, Beppino Englaro, fu riconosciuto il diritto a interrompere le terapie che la mantenevano artificialmente in vita, sulla base della volontà espressa dalla ragazza quando era in grado di intendere e volere. All’epoca, i sedicenti “difensori della vita”, con la Chiesa in prima linea, come sempre, quando si tratta di negare i diritti altrui, insorsero: bisognava fermare la “cultura della morte”. Diventò una priorità nazionale una legge sul “fine vita”, naturalmente in senso illiberale e clericale (quindi incostituzionale e irrispettoso della dignità umana). Per fortuna il progetto, che prevedeva l’obbligo di alimentazione forzata e il divieto di rifiutare le terapie, si arenò.

Sono passati sette anni, e a marzo si inizierà a discutere alla Camera della legge di iniziativa popolare sull’eutanasia. Nella speranza che si riesca finalmente ad avere una buona legge, che tuteli la libertà di scelta della persona e la sua dignità.

Secondo i clericali, l’individuo non dovrebbe poter decidere della propria vita, perché la vita “è indisponibile”, in quanto “appartiene a Dio”. Si tratta di un argomento inaccettabile in uno stato democratico, quindi laico. Ognuno è libero di ritenere che la propria vita appartenga a Zeus, al Flying Spaghetti Monster o all’Unicorno Rosa Invisibile, e agire di conseguenza, ma non ha alcun diritto di imporre le proprie personali superstizioni agli altri. Della mia vita decido io, non l’amico immaginario di qualcun altro.

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