Ateismo

“Prove” dell'(in)esistenza di Dio

Discutevo con un credente (lo so, una perdita di tempo), il quale sosteneva che per affermare l’inesistenza di Dio avrei dovuto dimostrarla. Ovviamente questa affermazione è falsa (ne avevo già parlato in un precedente post). Non si può dimostrare l’inesistenza di qualcosa, e il fatto di non poter dimostrare che qualcosa non esiste non è un buon motivo per sostenere che esista. Noto è l’esempio di Bertrand Russell della teiera in orbita tra Marte e Giove. È chi afferma l’esistenza di Dio che ha l’onere di provarlo. In assenza di prove, è del tutto legittimo razionalmente negare che Dio esista (anzi, è l’unica conclusione razionale).

Ma secondo costui, le prove dell’esistenza di Dio esistono! Si tratta, naturalmente, di un’affermazione risibile, a cui non credono nemmeno gli stessi credenti, dato che parlano di “fede” in Dio (e si chiamano “credenti” proprio perché credono, senza avere prove: non esistono, invece, “credenti” nell’evoluzione o nella relatività di Einstein, perché di queste ci sono eccome le prove, e non serve credere, basta accettare l’evidenza).

Le “prove” dell’esistenza di Dio sarebbero, naturalmente, le solite che vengono citate da chi vuole far credere che la sua fede abbia un fondamento razionale (spoiler: non ce l’ha), in particolare la prova ontologica e la prova cosmologica.

L’idea che si possa dimostrare l’esistenza di qualcosa nel mondo reale usando la sola logica è assurda. Con la logica si può dimostrare tutto e il suo contrario, basta ovviamente scegliere accuratamente le premesse. Per affermare che qualcosa esiste nel mondo reale, servono dati provenienti dalla realtà. È per questo che la scienza funziona, e la religione no: la scienza si basa sulla realtà. Già questa considerazione è sufficiente a rigettare qualunque presunta prova dell’esistenza di Dio (e potrei anche concludere qui il post).

Ma farò qualche considerazione più nel dettaglio. Prendiamo, per esempio, la prova ontologica. Anselmo d’Aosta argomentava che è possibile pensare a qualcosa di immensamente grande tale che non si possa pensare a nulla di maggiore. Se si pensasse che questa entità esiste solo nella mente, si potrebbe allora pensare ad una entità maggiore, che ha cioè anche la caratteristica dell’esistenza. Ma questo è in contraddizione con la premessa, quindi questa entità deve esistere, e dato che non si può pensare a nulla di più grande di Dio, esso esiste. È evidente che il fatto che si possa pensare a qualcosa non implica che questo qualcosa esista: al massimo questo argomento può dimostrare che il concetto di Dio implica l’esistenza, ma il concetto non è di per sé qualcosa di reale. Inoltre, è una premessa arbitraria quella secondo cui un essere esistente sarebbe superiore ad uno inesistente. Si potrebbe argomentare, come ha fatto qualcuno in maniera ironica, che un essere onnipotente che ha creato l’universo sarebbe ancora più immenso se avesse fatto tutto senza nemmeno esistere: quindi, Dio non esiste. Come ho detto, si può dimostrare tutto e il contrario di tutto cambiando le premesse. Inoltre, lo stesso identico argomento può essere usato per dimostrare l’esistenza qualunque divinità, ad esempio il Prodigioso Spaghetto Volante: è possibile pensare al più grande insieme di spaghetti, tale che non possa essercene nessuno maggiore; ma se questo non esistesse, se ne potrebbe pensare uno maggiore, che ha anche la caratteristica dell’esistenza; quindi, questo insieme di spaghetti deve esistere, ed è ovviamente il Prodigioso Spaghetto Volante.

La prova cosmologica sostiene, in sintesi, che tutto ciò che esiste ha una causa, e per non avere una regressione all’infinito è necessaria una causa incausata. La causa incausata, ovviamente, sarebbe Dio. Questo argomento si contraddice da solo: se tutto ha una causa, allora ci si dovrebbe chiedere cosa ha causato Dio. Se c’è una causa incausata, allora la premessa è falsa e l’argomento non è valido. Infine, anche ammettendo un’eccezione alla premessa, è del tutto arbitrario affermare che tale eccezione è Dio. L’universo stesso potrebbe essere eterno e incausato. O potrebbe essere stato causato dall’ubriachezza del Prodigioso Spaghetto Volante.

Di queste “prove” esistono varie versioni, ma la sostanza è sempre la stessa: non sono argomenti validi, e non possono essere presi sul serio, al di là del loro interesse filosofico e storico. Sostenere seriamente che queste siano prove dell’esistenza di Dio significa vivere in maniera totalmente distaccata dalla realtà.

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3 thoughts on ““Prove” dell'(in)esistenza di Dio

  1. Tutto ciò che l’uomo sa della natura è che essa appare eterna, per essere più precisi sono gli atomi di cui è costituita la materia, che è in continua trasformazione, ad apparire “eterni”, questa però è soltanto una ipotesi, della “eternità” degli “elementi” non vi è certezza alcuna.
    Le sostanze biologiche, anche esse si trasformano e gli esseri viventi, tutti, hanno la caratteristica di avere un ciclo di vita caratterizzato da un inizio e da una fine, fermo restando che anche ciò che è “vivo” si ricicla, la materia di cui è costituito si trasforma in “altro”, più esattamente nelle componenti fondamentali, ovvero: sostanze semplici, o elementi.
    Quanto detto è inconfutabile, anche se ad alcuni può non piacere.
    La natura è come appare, ma forse le cose non stanno esattamente così, questo nessuno può saperlo e le ipotesi fantasiose di certo non mancano.

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