Libertà · Religione

Un delitto senza vittime

Nel 1988 esce il romanzo I versi satanici dello scrittore indiano Salman Rushdie. Il libro viene considerato blasfemo a causa delle allusioni alla figura di Maometto e viene bandito in diversi paesi a maggioranza musulmana. Nel febbraio del 1989 l’ayatollah Khomeyni, capo spirituale e politico in Iran, emette una fatwā con cui lo scrittore viene condannato a morte, con una taglia di tre milioni di dollari. Rushdie è costretto per anni a nascondersi e a vivere sotto la protezione della polizia in Gran Bretagna. La vicenda causa, oltre alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Iran, episodi di violenza in giro per il mondo. Copie del libro vengono bruciate pubblicamente e alcuni dei “colpevoli” della traduzione del romanzo vengono feriti o uccisi.

La fatwā non è mai stata ritirata, anzi, più volte è stata confermata. E pochi giorni fa, in occasione dell’anniversario della condanna, quaranta organizzazioni dei media iraniani hanno offerto una nuova taglia di 600 mila dollari per la morte dello scrittore.

Questo è solo uno dei tanti esempi dell’intolleranza della religione nei confronti della libertà di espressione. Basti pensare all’attentato contro il settimanale francese Charlie Hebdo avvenuto un anno fa, o alle violenze che sono seguite alla pubblicazione di alcune vignette su Maometto su un quotidiano danese nel 2005. Un altro esempio ancora sono i blogger atei uccisi in Bangladesh da estremisti religiosi. Se vivessi in quel paese (e non solo), scrivere le cose che scrivo su questo blog potrebbe essere un rischio per la mia vita. Che si possa rischiare la vita, o anche solo una condanna, come avviene in molti paesi, per aver espresso liberamente delle opinioni è un’idea intollerabile per chiunque abbia a cuore i diritti umani.

Ma la difficoltà ad accettare il libero pensiero e la sua espressione non è certamente una caratteristica della sola religione islamica. In molti paesi a maggioranza cristiana, anche qui nel mondo occidentale, esistono ancora leggi contro la blasfemia. Se, per fortuna, in occidente non si viene più condannati a morte per aver “offeso” il cristianesimo, il principio secondo cui le idee religiose devono essere protette in maniera speciale dalle critiche è ugualmente sbagliato.

La libertà di espressione è un diritto garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articolo 19), e ciò implica la libertà di critica, satira e presa in giro nei confronti di qualunque idea, comprese quelle religiose. La blasfemia è un “crimine” senza vittime e qualunque legge che la punisca è una violazione dei diritti fondamentali delle persone.

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2 thoughts on “Un delitto senza vittime

  1. L’ha ribloggato su Io, ateoe ha commentato:

    Il 30 settembre è l’International Blasphemy Day, istituito per la prima volta nel 2009 dall’associazione Center for Inquiry. In troppi paesi nel mondo la blasfemia è sanzionata, a volte con una semplice multa, altre con il carcere o addirittura la pena di morte. La blasfemia è un crimine immaginario e privo di vittime. Punire la blasfemia è un inaccettabile attacco alla libertà di espressione. Ripropongo questo post sul tema che avevo scritto qualche mese fa.

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