Ateismo

Perché dio non esiste

Avevo spiegato brevemente in un precedente post perché l’ateismo non è una fede. Qui vorrei esporre in maniera più dettagliata alcuni argomenti contro l’esistenza di dio e, dunque, a sostegno dell’ateismo. Naturalmente, con questo post non pretendo di dimostrare che le divinità non esistono: non sono così presuntuoso. Inoltre, ho già scritto in precedenza che dimostrare che qualcosa non esiste nel mondo reale non è possibile e non è nemmeno necessario per negarne l’esistenza fino a prova contraria. Lo scopo di questo post è dunque quello di fornire un insieme (sicuramente incompleto) di argomenti contro l’esistenza delle divinità.

Un problema, quando si affronta la questione, è che il teismo e il concetto di divinità non sono ben definiti. Quindi, so bene che a qualunque obiezione un credente può trovare una giustificazione a posteriori, ma questo è di per sé un motivo per non prendere sul serio l’ipotesi del teismo. In questo post, farò riferimento principalmente a divinità personali tipo quelle descritte dalle principali religioni. Naturalmente è possibile chiamare “divinità” la natura stessa, o una generica “forza creatrice” che, a parte aver creato l’universo, non ha alcun rapporto con esso, ma ovviamente non è a una divinità di questo tipo che crede la maggior parte delle persone religiose. Inoltre, in questo caso il concetto sarebbe ancora più indefinito e/o astratto che nel caso delle divinità “tradizionali”, che almeno hanno qualche caratteristica specifica su cui è possibile ragionare. Infine, qual è la differenza tra una divinità che non ha alcun rapporto con l’universo materiale in cui viviamo e una divinità inesistente? Praticamente nessuna. Fatte queste premesse, cominciamo.

Prima di tutto, non esistono prove dell’esistenza di una o più divinità. Come avevo già scritto nel post citato all’inizio, questo è un argomento sufficiente per definirsi atei. Chi afferma l’esistenza di qualcosa ha l’onere di fornire delle prove, in assenza delle quali è lecito e razionale non crederci. È famoso l’esempio della teiera in orbita attorno al Sole proposto dal filosofo Bertrand Russell:

Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie.

Un argomento simile è stato usato da Carl Sagan, con l’esempio del drago invisibile nel suo garage. Inoltre, sempre Sagan sosteneva, giustamente, che affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. E cosa c’è di più fuori dall’ordinario del soprannaturale?

Ma non solo non ci sono prove (ordinarie o straordinarie), tutto ciò che sappiamo dell’universo suggerisce l’assenza di una o più divinità. Un dio che abbia creato l’universo, che consideri l’uomo la sua “creatura prediletta” e si interessi delle vicende umane (in particolare di quello che facciamo a letto…) è difficilmente conciliabile con le nostre conoscenze sull’universo e la vita. Cominciamo da alcune semplici considerazioni. La nostra specie esiste da poche centinaia di migliaia di anni, praticamente un istante in confronto all’età dell’universo, che è di circa 13.7 miliardi di anni. Abitiamo su un piccolo pianeta in orbita intorno a una stella per nulla eccezionale in una galassia come tante. La Via Lattea contiene centinaia di miliardi di altre stelle, ed è a sua volta solo una di almeno cento miliardi di galassie nell’universo osservabile. L’idea che abbiamo un ruolo speciale in tutto ciò, al punto da essere lo scopo della creazione da parte di un essere soprannaturale, è francamente ridicola. Quando la sonda Voyager 1 scattò una foto del nostro pianeta dalla distanza di circa 6 miliardi di chilometri (una distanza brevissima, in termini cosmici), la Terra appariva come un minuscolo e insignificante puntino. Trovo che questa immagine sia un’illustrazione perfetta di quello che è il nostro posto nel cosmo.

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Il minuscolo puntino che si vede circa al centro del raggio marroncino a destra è la Terra

Non solo in rapporto all’universo occupiamo un posto insignificante, ma anche dal punto di vista biologico non siamo che una delle tante specie prodotte dall’evoluzione. Non abbiamo un posto speciale, se non quello che ci siamo guadagnati grazie al successo evolutivo della nostra specie. Ma questo successo evolutivo è del tutto accidentale. L’evoluzione procede per mutazioni casuali e selezione, senza un obiettivo o uno scopo. Se 65 milioni di anni fa un meteorite del diametro di oltre 10 Km non fosse precipitato sulla Terra, probabilmente non ci sarebbe stata l’estinzione di massa dei dinosauri che ha permesso ai mammiferi di prosperare. Un evento del tutto accidentale ha cambiato il corso dell’evoluzione. E la storia della vita sulla Terra è continuamente modificata da eventi del tutto accidentali (che si tratti di una particolare mutazione casuale che viene o non viene trasmessa o di un evento estremo come un meteorite o un’eruzione vulcanica che provoca l’estinzione di una o più specie). Quindi, la nostra esistenza non può essere frutto della volontà di una divinità: questa idea è incompatibile con le nostre conoscenze scientifiche, che ci dicono senza ombra di dubbio che siamo solo un accidente storico.

Una questione legata all’esistenza delle divinità è la vita dopo la morte, più precisamente la sopravvivenza della coscienza e della consapevolezza di sé. Anche in questo caso, tutto ciò che sappiamo della mente è chiaramente in contrasto con questa possibilità. Sebbene siamo ben lontani dall’aver compreso il funzionamento della mente e non sappiamo come emerga la coscienza, sappiamo che essa è un prodotto dell’attività elettrochimica del cervello. Grazie alle tecniche di neuroimaging siamo in grado di vedere l’attivazione di specifiche aree del cervello e di specifici neuroni in risposta a determinati stimoli. Quando il cervello smette di funzionare, la coscienza non può quindi in alcun modo sopravvivere. Certamente, anche in questo caso si possono inventare spiegazioni ad hoc, introdurre l’anima o qualche altra entità soprannaturale, ma si tratta di ipotesi non necessarie, prive di qualsiasi evidenza, che non aggiungono nulla alla nostra conoscenza. Inoltre, spesso ci si appella a ipotesi soprannaturali per riempire i buchi ancora presenti nella nostra descrizione scientifica del mondo. Come ho detto, ci sono molte cose che non sappiamo sul funzionamento della mente (e lo stesso vale per la nascita dell’universo e della vita). Tuttavia, questo approccio ha due inconvenienti per chi lo sostiene: primo, è un argomento ad ignorantiam, cioè una fallacia logica informale; secondo, ogni buco della conoscenza che il progresso scientifico permette di tappare toglie sempre più spazio al soprannaturale. Un tempo gli dèi erano nei fulmini e nei vulcani, adesso sappiamo che questi sono fenomeni naturali e siamo in grado di spiegarli. Più passa il tempo, più la scienza progredisce, meno spazio rimane per il soprannaturale.

Cambiamo argomento. Nel mondo esistono e sono esistite migliaia di religioni diverse. Non possono essere tutte vere, dato che sono spesso in contraddizione tra loro. Per esempio, qualunque religione che sostenga l’esistenza di un unico e specifico dio è logicamente incompatibile con tutte le altre. Ma se esistesse un’unica divinità (o uno specifico insieme di divinità) che ha rivelato la propria esistenza all’uomo in qualche modo, non dovremmo aspettarci un’unica religione? Il fatto che ogni popolo nella storia abbia avuto i propri dèi e i propri culti è esattamente quello che ci aspetteremmo se le religioni e gli dèi fossero un’invenzione degli uomini: ogni popolo creerebbe i propri, diversi da quelli degli altri. Guardiamo la cosa da un altro punto di vista. Un credente sostiene che la propria religione è quella vera, ma il fatto di appartenere ad una particolare religione è fortemente correlato alla religione maggioritaria del luogo in cui si cresce. Il che significa che la stessa persona che crede alla resurrezione di Gesù avrebbe un’elevata probabilità di seguire l’insegnamento di Maometto, se fosse nata e cresciuta in un paese musulmano! Il credente cristiano pensa che la religione giusta sia, guarda caso, quella in cui è stato educato. Che fortuna! Peccato che il credente musulmano pensi la stessa cosa della propria religione!

Se confrontiamo questa situazione con quella della conoscenza scientifica, vediamo che le cose stanno in una maniera totalmente diversa: gli scienziati non hanno diverse opinioni sulla relatività o la meccanica quantistica o l’evoluzione a seconda della cultura in cui sono cresciuti. E questo perché la conoscenza scientifica, a differenza della religione, si basa sull’evidenza, sui dati del mondo reale.

I testi sacri sono un altro elemento che porta a dubitare della verità delle religioni. Se un essere onnisciente ispirasse un libro, dovremmo aspettarci qualcosa di straordinario.  Eppure, i testi sacri sono chiaramente l’espressione della cultura umana in cui sono stati redatti: alcune parti possono essere apprezzabili, altre sono del tutto aberranti. E tutte le volte che vengono fatti riferimenti al mondo reale, ci sono evidenti errori scientifici. Che sono del tutto comprensibili, se si tiene conto dell’ignoranza scientifica dell’epoca, ma non lo sarebbero per una divinità onnisciente. Nei testi “ispirati da dio” non è presente alcuna informazione sul mondo reale che non fosse conosciuta all’epoca in cui sono stati redatti. Dio avrebbe potuto comunicarci che le malattie sono trasmesse da batteri e virus, avrebbe potuto farci sapere che la materia è composta da atomi e che ci siamo evoluti da un antenato comune con le scimmie vissuto qualche milione di anni fa. Ma niente di tutto ciò fa parte della Bibbia, per esempio.

Anche le caratteristiche delle divinità, per come ci sono descritte, sono chiaramente umane. Gelosia, intolleranza, rabbia, ma anche amore, sono tutti sentimenti umani attribuiti a presunti esseri soprannaturali. Che è proprio ciò che ci aspetteremmo se fossero gli esseri umani a creare le divinità.

Per concludere, voglio citare ancora il problema della sofferenza. Se dio è onnipotente e infinitamente benevolo, perché esiste la sofferenza? O dio non può eliminarla, e quindi non è onnipotente, oppure non vuole farlo, e allora non è infinitamente benevolo. Oppure, molto più semplicemente, dio non esiste.

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4 thoughts on “Perché dio non esiste

  1. Caro fuxino, mi riferisco alla frase dove tu dici “Quando il cervello smette di funzionare, la coscienza non può in alcun modo sopravvivere”. Vorrei sapere tu come la pensi riguardo a quelle persone che, dopo aver avuto un arresto cardiaco ed essere state rianimate dai medici, hanno raccontato di essersi viste fuori dal proprio corpo oppure hanno raccontato di aver visto un tunnel di luce. Per esempio tempo fa ho letto di un uomo che, mentre era sottoposto ad un intervento chirurgico, aveva avuto un momentaneo arresto cardiaco durante al quale stando fuori dal suo corpo aveva visto i medici che lo rianimavano ed aveva visto esattamente dei particolari della sala operatoria. Anni fa in un libro che ora non ho più avevo letto la storia di una signora americana che, pure lei, aveva avuto un arresto cardiaco mentre si trovava in un ospedale, durante il quale si era vista sospesa per aria fuori dalle finestre dell’ospedale ed in particolare aveva visto un balcone al piano superiore dove c’era una scarpa da ginnastica con una stringa infilata sotto il tacco. Qualche giorno dopo essere stata rianimata questa signora ha mandato un infermiera al piano di sopra a vedere sul balcone e l’infermiera era tornata per riferirle che, effettivamente, al piano superiore c’era una scarpa da ginnastica sul balcone con la stringa infilata sotto il tacco. Tu cosa ne dici di queste storie? Secondo te potrebbero essere prove, oppure semplici indizi di una sopravvivenza della coscienza dopo l’arresto cardiaco? Tra l’altro poco fa ho visto un video su internet intitolato “Fuoco di Prometeo Tunguska” dove si racconta verso la fine del video stesso che degli scienziati non si capisce bene in che anno, avevano scavato in Siberia un buco nel terreno profondo 14 chilometri ed in fondo a tale buco avevano registrato delle urla provenienti da sottoterra, e questi scienziati nel sentire tali urla si erano impressionati ed avevano pensato che fossero le urla delle anime dell’inferno. Tu caro fuxino che ne pensi di questa storia?

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    1. Le NDE (Near-Death Experiences) e lo OBE (Out-of-Body Experiences) sono spesso usate come argomento a favore della sopravvivenza della coscienza al di fuori del cervello e della vita dopo la morte. Ma si tratta di un argomento molto debole. Prima di tutto, chi afferma qualcosa del genere ha l’onere di fornire prove a sostegno di tale affermazione, ma non mi risulta ci siano argomenti che vanno al di là dell'”argumentum ad ignorantiam”: “non sappiamo spiegarlo, quindi deve esserci una spiegazione soprannaturale”. Ma la storia della scienza è piena di esempi di fenomeni apparentemente inspiegabili per cui è stata successivamente trovata una spiegazione naturale. Secondo, non c’è nulla di particolarmente inspiegabile nelle NDE (e OBE), tutti i sintomi tipici, dalla luce in fondo al tunnel all’illusione di essere fuori dal proprio corpo, possono essere indotti artificialmente, ad esempio tramite droghe. Inoltre, l’idea che le NDE possano suggerire l’esistenza della coscienza al di fuori del cervello si scontra con tutte le nostre conoscenze che ci portano a concludere oltre ogni ragionevole dubbio che è proprio il cervello a generare la mente. Per controbattere a questo fatto a volte si sostiene che il cervello potrebbe semplicemente essere una specie di “ricevitore”, e che la coscienza in realtà sia generata altrove, ma questo argomento si scontra con l’evidenza e non ha alcuna prova a suo sostegno (per approfondire: http://theness.com/neurologicablog/index.php/the-brain-is-not-a-receiver/ ). Terzo, le presunte percezioni impossibili, come quella della scarpa che hai citato, si basano sempre su aneddoti e, una volta analizzate, si capisce facilmente come tutte le informazioni avrebbero potuto facilmente essere note ai pazienti senza bisogno di alcuna percezione extrasensoriale. Nessuno studio metodologicamente solido in condizioni controllate ha mai rilevato nulla di inspiegabile. Per approfondire:
      http://infidels.org/library/modern/keith_augustine/HNDEs.html (qui si parla proprio dell’episodio della scarpa che hai citato tu)
      http://theness.com/neurologicablog/index.php/studying-near-death-experiences/

      Infine, quella delle “urla dell’inferno” è semplicemente una bufala, anche piuttosto ridicola: http://attivissimo.blogspot.it/2009/02/antibufala-urla-dellinferno-captate.html

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