Religione

L’assurdità dei miracoli

miracle

Uno dei requisiti per essere dichiarati “santi” dalla Chiesa cattolica è il riconoscimento di almeno due “miracoli” postumi. Per esempio, il primo “miracolo” attribuito a Madre Teresa, ormai ufficialmente (e immeritatamente) una futura santa, riguarda una donna indiana, guarita da un tumore dopo che una foto della suora le è stata appoggiata sulla pancia. A quanto pare, il fatto che la donna fosse stata sottoposta a cure mediche non c’entra nulla, la guarigione è sicuramente merito di un intervento soprannaturale…

Se tutto ciò sembra ridicolo e poco serio, è perché chiaramente lo è. Naturalmente, ci sono casi in cui, a differenza di quello appena citato, l’avvenimento “miracoloso” è più difficile da spiegare. Pazienti la cui malattia viene dichiarata incurabile a volte si riprendono e non è possibile trovare una spiegazione certa. Se il malato e la sua famiglia hanno pregato per la guarigione, qualcuno forse parlerà di “miracolo”. Se il fatto viene pubblicizzato, magari la Chiesa “riconoscerà” la soprannaturalità dell’evento, soprattutto se il presunto miracolo può essere utilizzato per ragioni di marketing, per esempio per santificare qualcuno che si è già deciso di santificare… Tutto ciò non ha nulla di razionale e scientifico, ovviamente. L’impossibilità di spiegare una guarigione (così come qualunque altro evento) è solamente una prova della limitatezza delle nostre conoscenze. La “spiegazione” soprannaturale è un classico esempio del “dio tappabuchi”: in pratica, dio sta dove c’è la nostra ignoranza.

Se pensassimo che Dio interviene per guarire un malato o per salvare qualcuno da un incidente, verrebbe spontaneo chiedersi per quale motivo se ne freghi di migliaia di altri malati e vittime. Inoltre, che dire degli incidenti che a volte avvengono durante processioni, pellegrinaggi o altri riti religiosi? Se una guarigione “miracolosa” conta come “punteggio positivo”, non dovrebbero contare come “punteggio negativo” per Dio? Invece no, perché se Dio fa il “miracolo” è perché è misericordioso, se permette una tragedia, magari durante un rito in suo onore, è perché è misterioso…

In certi casi, il presunto miracolo è davvero risibile. Dovremmo credere che, mentre c’è gente che muore di fame, Dio perda tempo a far lacrimare statuette o a far liquefare del sangue coagulato? O che la Madonna decida di apparire a qualche pastorello ignorante? Perché queste apparizioni non avvengono mai a un convegno di fisici delle particelle? Eppure, tantissime persone esprimono venerazione di fronte a fenomeni di questo tipo.

Trovo tutto ciò piuttosto desolante. Queste forme di superstizione religiosa possono sembrare innocue, ma a mio parere non lo sono affatto, in particolare quando sono sostenute dalle istituzioni. In questo caso, infatti, esse acquistano dignità agli occhi di moltissime persone. Invece, il pensiero magico e superstizioso dovrebbe essere trattato per quello che è: qualcosa di sciocco e infantile, indegno dell’umanità evoluta del terzo millennio.

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3 thoughts on “L’assurdità dei miracoli

  1. Ciao a Te…
    ce ne sarebbero di cose da spiegare e soprattutto DA SAPERE, DA CONOSCERE, sui ” miracoli”, le leggi che li governano..la meccanica NASCOSTA, e soprattutto, COME PRODURLI.
    Perche’ fondamentalmente..siamo tutti, (in qualche misura) SANTI; se per santo, s’intende CHI fa i miracoli.
    Io molte risposte, le ho gia’ trovate da un sacco di tempo.
    Se vuoi avere qualche elemento di conoscenza in piu’..guardati questo:
    #https://youtu.be/-omsJAF4Nek
    E chissa’ magari scopri, che sei capace di farli anche Tu..

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  2. Molto tempo fa ho parlato con un’anziana signora che ricordava i tempi della guerra: “Abitavo in un piccolo paese, quando arrivavano i bombardamenti tutti andavamo nell’unico rifugio e pregavamo in continuazione il signore, ci siamo sempre salvati tutti.”
    Io le ho chiesto: “E gli altri che sotto i bombardamenti sono rimasti feriti o morti gli stavano antipatici?”
    Che me ne faccio di un’entità soprannaturale che aiuta chi gli piace o quando ne ha voglia?
    Quello lo sappiamo fare anche noi.

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