Religione

L’ipocrisia delle scuse del papa ai gay

“La Chiesa chieda scusa ai gay”. Così titolano molti quotidiani online, rilanciando le parole del papa di ritorno dall’Armenia. Verrebbe quasi da pensare a una sincera e doverosa autocritica, se non fosse che siamo ormai abituati alle sparate a favore dei media di Bergoglio. E infatti non si può non riconoscere immediatamente l’ennesima operazione di papa Marketing 2.0, aiutato dalla “papolatria” dei nostri cosiddetti “mezzi di informazione”. Vediamo intanto che cosa Francesco ha effettivamente detto. Per esempio, il Corriere riporta:

Io ripeto quello che ho detto nel primo viaggio e che dice anche il catechismo: che [i gay] non vanno discriminati, che devono essere rispettati, accompagnati pastoralmente…Si possono condannare – non per motivi ideologici, ma per motivi di comportamento politico – certe manifestazioni offensive per gli altri…Ma queste cose non c’entrano, il problema è la persona che ha quella condizione che ha buona volontà e che cerca Dio: chi siamo noi per giudicarla? Dobbiamo accompagnarla bene, ciò che dice il catechismo è chiaro. Poi ci sono tradizioni in alcuni Paesi, alcune culture che hanno una mentalità diversa su questo problema… Io credo che la Chiesa […] deve chiedere scusa a queste persone che ha offeso […]

C’è un punto su cui non si può che essere d’accordo: “ciò che dice il catechismo è chiaro”. Anzi, chiarissimo. Possiamo infatti leggere:

Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Dopo aver affermato che l’omosessualità è una depravazione, che le relazioni omosessuali sono “disordinate” e che l’amore omosessuale è sostanzialmente un amore di serie B, il Catechismo afferma che “a loro riguardo [delle persone omosessuali] si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Evidentemente le affermazioni scritte poche righe sopra sono discriminazioni giuste… È palese l’ipocrisia di chiedere scusa per le “offese” agli omosessuali citando un testo che esprime proprio alcune di quelle offese per cui si dovrebbe chiedere scusa.

Anche la condanna a “certe manifestazioni” mostra tutta l’ipocrisia del papa. “Certe manifestazioni” hanno come scopo la rivendicazione della propria dignità e dei propri diritti da parte delle persone LGBT: non si può “chiedere scusa” per le offese e le discriminazioni contro queste persone e allo stesso tempo condannare manifestazioni la cui esistenza è resa necessaria proprio da quelle offese e da quelle discriminazioni!

Infine, il papa chiede chi siamo per giudicare qualcuno “che ha quella condizione che ha buona volontà e che cerca Dio”. Probabilmente coloro che ritengono il Dio cristiano una favoletta e/o che non hanno alcuna “buona volontà” di seguire le indicazioni discriminatorie del Catechismo possano essere giudicati, negativamente, ovvio, per la loro “condizione”.

Tuttavia si sa che le parole sono facilmente fraintendibili, e potremmo anche sforzarci di credere alla sincerità delle scuse del papa, per quanto espresse in maniera così maldestra. Le parole sono importanti, ma i fatti lo sono di più. Purtroppo i fatti mostrano che la Chiesa continua a contrastare i diritti LGBT, oltre a tutte le iniziative che hanno come scopo la lotta alle discriminazioni e all’odio. Non per mancanza di buona volontà siamo dunque costretti a confermare il giudizio espresso fin dal titolo di questo post.

L’unica risposta possibile alle affermazioni di Bergoglio è dunque questa: se la Chiesa vuole “chiedere scusa” alle persone LGBT, prima di tutto la smetta di opporsi al riconoscimento dei loro diritti. Altrimenti, abbia almeno la decenza di tacere.

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6 thoughts on “L’ipocrisia delle scuse del papa ai gay

  1. Francamente, non so come si possa esser capaci di non voler vedere anche le verità più limpide. Come ho scritto anche in calce ad un tweet di Nichi Vendola, Bergoglio (che io così chiamo perché per me “Papa Francesco” non esiste) è un viscido reazionario esattamente come tutti i suoi predecessori. E del resto non potrebbe essere altrimenti: le religioni, tutte le religioni, propalano e propagandano una verità assoluta che, in quanto tale, non risente dei mutamenti del tempo e della società. Ragion per cui, è evidente che la dottrina non può che rimanere tale nei secoli dei secoli e, nello specifico, è profondamente omosessuofobica perché concepisce i rapporti carnali solo dopo il matrimonio e solo a scopo procreativo e, inoltre, vale la pena di ricordare che l’omosessualità è annoverata fra i quattro peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (che Bergoglio ha ricordato essere ancora validi), ponendola giusto un gradino sotto dell’omicidio volontario e sopra lo sfruttamento dei poveri (cioè, è meglio sfruttare i poveri che accoppiarsi con uno del medesimo sesso, non so se così sia chiaro il livello di follia). Ed il problema è che c’è gente, persino “teologi” e “filosofi”, che si avventurano in contorcimenti (sedicenti) logici per dimostrare una presunta compatibilità fra l’omosessualità “praticata” ed il cattolicesimo: puro delirio.
    Io direi, per il bene della società tutta, di lasciare che i cattolici espletino liberamente i loro pruriti morali ed amorali nel loro privato (ed esclusivamente coi loro soldi) e la si smetta di tirare in ballo le questioni di fede nel dibattito laico e pubblico; lo dico anche a Vendola che ciancia di un non meglio precisato “incontro” fra la comunità Lgbt e la Chiesa Cattolica che, ovviamente, mai ci sarà nei termini da lui auspicati.
    Ps: mi scuso per essere piombato qui, ho trovato il tuo blog su Twitter dove ti ho aggiunto 🙂

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  2. Caro fuxino, sempre a proposito di gay se è vero che omosessuali ed eterosessuali devono avere gli stessi diritti come tu hai giustamente detto, cosa pensi a riguardo della gestazione per altri altrimenti detta “utero in affitto”? Cioè pensi anche tu come me che una donna abbia il diritto di farsi mettere incinta per donare (oppure vendere in caso di bisogno economico) il neonato in adozione ad una coppia di gay maschi oppure di lesbiche? Come vedere tale faccenda da un punto di vista ateo e razionalista?

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    1. Penso che la gestazione per altri (a cui, comunque, ricorrono più coppie etero che coppie gay) vada regolamentata, non proibita. Se una donna sceglie liberamente di portare avanti una gravidanza per qualcun altro, non vedo perché dovrebbe esserle impedito. Ovviamente la legge dovrebbe tutelare i diritti della donna e combattere il possibile abuso e sfruttamento che questa pratica può comportare.

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  3. Caro fuxino, tu giustamente dici che l’omosessualità deve essere considerata come un normale orientamento sessuale, per caso pensi la stessa cosa degli uomini che si vestono da donna? Te lo chiedo perchè alcuni miei conoscenti ogni tanto parlano male di Platinette e di Vladimir Luxuria, cioè ogni tanto fanno commenti del tipo “che schifo! Guarda quelli lì come si vestono!” ma io noto che quando è un uomo ad andare in giro vestito da donna allora dicono “che schifo!” mentre invece quando è una donna a vestirsi da uomo allora non dicono niente, non è strano? E poi in un sito forse un pò bacchettone dicevano una cosa tipo “l’Italia dei tipi come Platinette è come la Roma decadente di Caracalla ed Eliogabalo” ma davvero travestirsi da donna sarebbe una cosa così negativa?

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    1. Ciao, scusa il ritardo nella risposta.
      Il fatto che determinati vestiti siano considerati “da donna” o “da uomo” è una questione culturale. Oltre a ciò, si può essere biologicamente di sesso maschile ma avere identità di genere femminile (e viceversa), o non riconoscersi in nessun genere specifico (a-gender), o anche avere un’identità di genere che cambia con il tempo, ecc.. Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere il proprio genere, anche tramite l’abbigliamento, come meglio crede, senza essere giudicato o discriminato per questo.

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