Diritti · Religione

Burkini, libertà e laicità

burkini
Disegno di Mauro Biani (www.maurobiani.it)

Il Consiglio di Stato francese ha sospeso l’ordinanza di uno dei comuni che avevano imposto il divieto di indossare il “burkini” (il costume integrale islamico) in spiaggia. Tale divieto è stato giudicato lesivo delle libertà fondamentali. Un divieto spacciato come misura di “laicità”, ma che con la laicità non ha nulla a che fare.

Uno stato laico, per definizione, non considera superiore né privilegia alcuna particolare visione religiosa o areligiosa del mondo: questo significa da un lato che non si possono imporre norme basate sui precetti di una religione, dall’altro che non si può nemmeno impedire ai cittadini di seguire liberamente i precetti di una qualunque religione o di non seguirne alcuna. Questo, naturalmente, non significa che ogni comportamento sia lecito, se giustificato dalla propria fede, perché la libertà di ognuno finisce dove inizia quella altrui.

Tornando al “burkini”, è evidente che una donna deve avere il diritto di andare in spiaggia vestita come vuole, anche seguendo le indicazioni della propria religione, dato che, così facendo, non lede la libertà degli altri di fare altrettanto. Così come nessuno si sognerebbe di vietare l’accesso alle spiagge a una suora con l’abito religioso e il velo, è del tutto insensato negare lo stesso diritto alle donne musulmane. Non è un’obiezione pertinente sostenere che queste ultime siano obbligate a portare il velo. In molti paesi islamici le donne sono sì ingiustamente obbligate per legge a coprire il capo (e a volte persino la faccia), ma qui stiamo parlando dei paesi occidentali, nel caso specifico della Francia, dove chiaramente nessuna imposizione del genere esiste, ed è chiaramente irrilevante che tale obbligo esista altrove. È sicuramente vero, invece, che alcune donne siano obbligate a coprirsi, dalla famiglia o dalla loro comunità di riferimento. Ma l’unico risultato che si otterrebbe impedendo loro di indossare il velo o il “burkini” in spiaggia sarebbe che in spiaggia non ci andrebbero più, rendendo loro ancora più difficile il contatto con il resto della società, e dunque l’integrazione. Infine, tutte quelle donne che indossano il velo o il “burkini” liberamente si vedrebbero negato il diritto, garantito agli uomini in costume, alle donne in bikini, alle suore in abiti religiosi, ecc., di vestirsi come meglio credono.

Quanto scritto sopra non significa che io veda di buon occhio le imposizioni di tipo religioso, che riguardino l’abbigliamento o altro, anche se scelte liberamente. Non penso sia sensato e dignitoso vestirsi in un certo modo, non mangiare determinati cibi o non fare sesso prima del matrimonio perché così vuole un essere immaginario. Ma ancora più insensato e meno rispettoso della libertà e della dignità umane è negare per legge il diritto a sottostare a tali imposizioni, magari, paradossalmente, proprio nel nome di una malintesa libertà e dignità umana. Io spero che la religione scompaia dalla faccia della Terra, ma questo deve avvenire con una presa di coscienza da parte dell’umanità che le religioni sono false e inutili, non con la negazione del diritto, garantito anche dalla Dichiarazione Universale, alla libertà religiosa.

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2 thoughts on “Burkini, libertà e laicità

  1. Caro fuxino, mi riferisco alla tua interessante frase che dice: “Non penso sia sensato e dignitoso vestirsi in un certo modo, non mangiare determinati cibi o non fare sesso prima del matrimonio perché così vuole un essere immaginario.” Secondo te è preferibile fare sesso prima del matrimonio? Cioè ritieni che non fare sesso prima del matrimonio possa causare qualche problema? E del divieto di masturbarsi imposto dalla religione cattolica cosa ne pensi? Quali danni ritieni che possa provocare?

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    1. Indubbiamente penso sia preferibile, ma non era tanto quello il punto (ognuno, naturalmente, è libero di vivere o non vivere la propria sessualità come meglio crede), quanto piuttosto il fatto che trovo svilente castrare (metaforicamente) la propria libertà (sessuale e non) sulla base di precetti religiosi (ovviamente, ognuno deve comunque essere libero di farlo). Per la masturbazione vale lo stesso identico discorso.

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