Ateismo · Religione

Ci sono scienziati credenti. E allora?

Succede sempre, o quasi, nelle discussioni sull'(in)esistenza di dio. Prima o poi viene fuori l’argomento che “molti scienziati” sono credenti. Nove volte su dieci, viene citato Einstein a sproposito. Questo argomento, secondo chi lo utilizza, darebbe autorevolezza alle proprie credenze fideistiche: non solo le persone ignoranti credono in dio, ci sono anche “tanti scienziati credenti”, quindi l’idea di dio deve come minimo essere sensata. Questa argomentazione è chiaramente fallace, e spiegherò tra poco perché.

Prima, però, una premessa. È sicuramente vero che ci sono stati e ci sono scienziati credenti. Francamente, mi stupirei del contrario, considerando tutto lo spazio che viene dato alla religione nella nostra società e l’indottrinamento religioso a cui si è spesso sottoposti fin da bambini. Inoltre, l’essere credenti non rende affatto necessariamente “cattivi scienziati”: basta applicare le conoscenze e il metodo scientifico al proprio lavoro, e lasciare la fede alla propria vita privata. Ed è quello che fanno la maggior parte degli scienziati credenti.

Come ho già accennato, il fatto, quasi ovvio, che ci siano scienziati credenti non è un’argomentazione valida a sostegno dell’idea di dio. È un chiaro esempio di argumentum ad verecundiam: siccome X è una persona “autorevole” e X sostiene Y, allora Y è vero o almeno verosimile. È chiaro che l’argomento è fallace. Galileo, considerato l’inventore del moderno metodo scientifico, si interessava di astrologia; Newton, i cui principi della meccanica sono usati ancora oggi per mandare in orbita i satelliti, era anche un alchimista. Sia l’alchimia che l’astrologia sono pratiche pseudoscientifiche e il fatto che fossero praticate da illustri scienziati non rende verosimile la loro validità. Ma non serve scomodare gli scienziati del passato, anche illustri scienziati contemporanei possono credere a teorie smentite dai fatti e prive di fondamento. Il premio Nobel per la chimica Kary Mullis, per esempio, ha sostenuto il negazionismo sull’HIV/AIDS, tesi priva di fondamento scientifico. Di esempi se ne potrebbero fare moltissimi.

Essere esperti in un determinato campo non implica avere autorevolezza quando si parla di tutt’altre questioni. Se un grande scienziato fa un’affermazione non supportata dai fatti (o magari addirittura smentita dall’evidenza), questa non acquista maggior valore. E questo è vero anche se l’affermazione ha a che fare con il campo di studi in cui tale scienziato è specializzato. Non esistono autorità scientifiche, al massimo esistono esperti, le cui affermazioni sono valide sulla base del fatto che sono supportate da prove.

Avendo mostrato l’inconsistenza logica dell’argomento, potrei anche fermarmi qui. Tuttavia, le liste di scienziati credenti che vengono pubblicate da certi siti a scopo apologetico hanno anche altri problemi. Per cominciare, molto spesso vengono citati “scienziati” vissuti secoli o addirittura millenni fa, quando non esistevano ancora la scienza moderna e il metodo scientifico e quando le conoscenze sulla realtà erano estremamente limitate rispetto a quelle attuali, non esistevano la teoria dell’evoluzione e la moderna cosmologia e la conoscenza era molto più legata alla religione rispetto ai giorni nostri. È quindi abbastanza inutile citare illustri scienziati del passato per trarre conclusioni sul rapporto tra gli scienziati e la religione. Spesso, poi, si mettono insieme persone con visioni religiose totalmente diverse come teisti, deisti e panteisti, tutti annoverati tra i “credenti”: ma si tratta di concezioni religiose totalmente diverse e incompatibili tra loro, e metterle tutte insieme solo per far numero, quando si vuole sostenere la validità di una particolare di queste concezioni religiose, tipicamente una forma di teismo, è piuttosto disonesto oltre che illogico. Infine, tipicamente si considerano “credenti” scienziati che credenti non erano, in nessuna accezione sensata del termine. Caso emblematico è Einstein, il quale spesso cita dio come metafora, ma tali riferimenti vengono spesso usati come prova che fosse credente. In realtà, Einstein riteneva infantile la credenza in un dio personale come quello cristiano, per esempio.

Detto tutto ciò, è proprio tra gli scienziati che è molto diffusa la non credenza, in maniera molto più significativa che nel resto della popolazione (fonte). Non solo: nel tempo, il numero di scienziati non credenti (atei o agnostici) è aumentato, mentre è diminuita la fede in dio. Se ci fosse una correlazione tra l’essere scienziati e la fede in dio, dovrebbe essere esattamente il contrario. Naturalmente, per le stesse ragioni logiche, questo non è un valido argomento a sostegno dell’ateismo o della non credenza e contro la religione, ma dimostra una volta di più l’inutilità di sostenere che “ci sono scienziati credenti”.

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