Diritti · Libertà

I clericali, l’eutanasia e la libertà di scelta

Ieri si è parlato molto della notizia del primo caso di eutanasia su un minore, in Belgio. Specifichiamo i fatti: in Belgio, dal 2014, la legge consente ai genitori di chiedere l’eutanasia per il figlio minorenne affetto da una malattia incurabile allo stadio terminale, quando questa porta a sofferenze insopportabili. La legge richiede un’attenta valutazione del caso e il consenso del minore, offrendo tutela e garanzie al paziente, cosa che l’assenza di leggi, come nel nostro paese, ovviamente non può fare. Il “bambino”, come certi commentatori del web l’hanno definito, sarebbe un diciassettenne, secondo quanto riporta la BBC. Non si sanno altri dettagli, e giustamente, direi, trattandosi di una questione privata. Per questo motivo il commento più sensato sulla vicenda sarebbe il silenzio. Ma ovviamente i cattotalebani, a cominciare dagli alti prelati e dai politicanti clericali nostrani, non hanno esitato un secondo a gridare allo scandalo, alla “cultura della morte”, agli adulti che si arrogano il diritto di sopprimere i bambini, e altre sciocchezze di questo tenore, dimostrando come al solito mancanza di rispetto per le scelte e la vita altrui.

Al di là del caso specifico, le argomentazioni che i clericali usano per opporsi alla libertà di morire dignitosamente (“eutanasia” significa “buona morte”) sono chiaramente inconsistenti, perché fanno riferimento a credenze personali che non possono essere imposte a tutti. È del tutto lecito ritenere moralmente sbagliata l’eutanasia, argomentando che “la vita è un dono di Dio e non possiamo disporne come ci pare”, ma non è lecito usare questa credenza personale e priva di fondamento fattuale per impedire agli altri di disporre della propria vita. A me non importa un bel niente di cosa vuole o non vuole l’amico immaginario altrui, per essere chiari.

Tornando al caso belga, il commento più sensato è quello dell’Associazione Luca Coscioni:

Il Belgio è il primo Paese al mondo a non girare la testa dall’altra parte di fronte alle condizioni di sofferenza insopportabile che possono colpire anche persone minori. Le regole belghe forniscono sufficienti garanzie per prevenire abusi e sopraffazioni del tipo di quelli che accadono nella clandestinità alla quale condannano leggi come quelle italiane

È proprio così: i clericali preferiscono che si giri la testa dall’altra parte. Che l’eutanasia sia praticata clandestinamente è qualcosa che tutti sanno, perché è assurdo imporre inutili sofferenze al prossimo (con buona pace di Madre Teresa). Ma ai cattotalebani, in realtà, questo non interessa: l’importante è che non sia riconosciuto il diritto a scegliere liberamente. Non è all’eutanasia che si oppongono, ma alla libertà di scelta.

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