Libertà · Religione

Scrittore giordano ucciso da un imam per aver condiviso una vignetta

Nahed Hattar, giornalista e scrittore giordano, è stato assassinato da un imam per aver condiviso una vignetta satirica con l’intento di prendere in giro la visione di dio e del paradiso dei jihadisti del sedicente Stato Islamico. Hattar si stava recando in tribunale per rispondere dell’accusa di vilipendio proprio per aver condiviso quella vignetta. Lo scrittore, in seguito alle critiche ricevute, aveva rimosso il post e si era scusato, spiegando che il suo intento non era di offendere i musulmani, ma di ridicolizzare Daesh.

Per l’ennesima volta, la religione uccide. E, come nel caso dell’attentato contro Charlie Hebdo, la vittima ha come unica colpa aver esercitato il diritto alla libertà di espressione. Nessuno dovrebbe essere ammazzato per aver pubblicato o condiviso una vignetta. Nessuno dovrebbe nemmeno essere processato per lo stesso motivo. La critica alla religione non può essere un’eccezione al diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: la blasfemia è un crimine senza vittime, un delitto immaginario.

I media si sono ben guardati dal mostrare la vignetta, limitandosi a una descrizione. Penso sia un errore: se i fondamentalisti vogliono negare la libertà di espressione, la miglior risposta è esercitarla. Per questo motivo, riporto qui la vignetta incriminata (presa da qui) e una versione tradotta in inglese (da qui).

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