Ateismo · Religione

I giovani abbandonano il cattolicesimo perché vedono la fede come una favola

Secondo una ricerca di un’università (cattolica) americana, molti giovani stanno abbandonando il cattolicesimo, alcuni già all’età di dieci anni; tra questi, tanti si definiscono atei o agnostici. Indagando più a fondo sulle loro motivazioni, viene spesso citato il bisogno di avere prove a sostegno delle affermazioni su Dio e la religione e l’incompatibilità tra la fede e ciò che viene insegnato a scuola e nelle università: “in quella che è percepita come una battaglia tra la Chiesa cattolica e la scienza, la Chiesa sta perdendo”. In altre parole, le affermazioni religiose vengono trattate come dovrebbe essere trattata qualunque affermazione: se non è supportata da prove, o addirittura è in contrasto con ciò che conosciamo della realtà, va scartata. Ma, probabilmente, per certi cattolici questo è sorprendente, abituati come sono ad accettare per fede, senza poterle mettere in discussione, le affermazioni su Dio e la religione.

L’ateismo viene visto come “intelligente”, mentre la fede come una “favola”. Se molti giovani lo capiscono, magari c’è speranza anche per qualche adulto.

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7 thoughts on “I giovani abbandonano il cattolicesimo perché vedono la fede come una favola

  1. Caro fuxino, parlando di religione e di ateismo con un mio conoscente cattolico, gli ho fatto notare l’osservazione che tu spesso fai a proposito del fatto che chi afferma l’esistenza di Dio ha l’onere di dover portare le prove di quanto afferma in proposito, altrimenti è lecito non credervi. Lui mi ha risposto dicendo che questo sarebbe un errore dovuto a scientismo, che secondo questo tizio sarebbe la tendenza, a suo avviso erronea, ad applicare il metodo scientifico per indagare in ambiti che non competono alla scienza, la quale, secondo lui, dovrebbe limitarsi ad indagare il mondo della materia. Io gli ho fatto notare che, se la mettiamo su questo piano, anche lui, pur essendo cattolico, sarebbe scientista, in quanto probabilmente pure lui, da cattolico qual è, non crederebbe ai fantasmi, oppure agli unicorni invisibili. Allora lui mi dice: “Ai fantasmi ed agli unicorni non bisogna credere perché la fede nei fantasmi non influisce sul nostro comportamento morale, mentre invece la fede nel Paradiso e nell’Inferno influirebbe sulla nostra etica, quindi in tal caso bisogna avere fede anche se non ci sono prove.” Tu cosa avresti obiettato di fronte a queste affermazioni? E’ proprio vero che il cosiddetto “scientismo” sarebbe un male?

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  2. Se l’argomento della discussione è l’esistenza o l’inesistenza delle divinità, è del tutto irrilevante che la fede influisca o meno sul comportamento morale. L’esempio degli unicorni invisibili e dei fantasmi è quindi del tutto pertinente e quella del tuo conoscente una semplice scusa, un tentativo di spostare il centro della questione per ignorare la contraddizione del proprio pensiero. Un chiaro esempio di argomento fallace. Lo scientismo non c’entra assolutamente nulla, perché la questione dell’onere della prova è indipendente dal fatto che tali prove debbano o meno essere di tipo scientifico: se anche accettassimo la possibilità di considerare “prove” di tipo non scientifico, spetterebbe comunque a chi afferma l’esistenza delle divinità fornire tali prove a sostegno della propria affermazione.

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  3. Caro Rod, il suo conoscente assume fin dall’inizio che la divinità in cui egli crede esista, perché è scritto in un libro che lui e suoi confedeli ritengono sia stato “ispirato” da codesta presunta divinità. Quindi, fin dall’inizio, egli non ritiene di dover provare un bel niente: scarta semplicemente il problema, perché “sa”. Naturalmente la scienza e il suo metodo gli danno fastidio, perché funzionano e perché hanno smantellato un bel po’ di false credenze e di superstizioni, facendo far brutta figura a eserciti di preti e di teologi. L’unico modo che permette a lui e ai suoi amici di salvare la faccia, quindi, è rendere questo dio inaccessibile, inventandosi un mondo “soprannaturale”, o “non materiale”, qualunque sia il significato di queste espressioni.

    Questo dio inaccessibile, secondo il suo conoscente, sarebbe inoltre la fonte delle sue convinzioni morali, da lui ovviamente considerate intoccabili. Di fronte a simili aberrazioni del pensiero, una mente raziocinante non può fare altro che sorridere, inorridire, oppure semplicemente smascherare l’impostura. Ecco quindi che bisogna screditare il pensiero razionale, e quindi la scienza e il suo metodo. Bisogna banalizzarli, ridicolizzarli, metterli in cattiva luce. Così si è inventato lo “scientismo”, per indicare in modo spregiativo l’approccio razionale e sperimentale alla ricerca della conoscenza. Tutto questo può anche funzionare finché un credente resta rinchiuso nella propria bolla, isolato dalle altre forme di pensiero religioso. Tuttavia, quando l’isolamento non funziona più, non c’è bisogno di chiedersi perché lo strumento di indagine di cui i credenti di opposte fazioni hanno fatto ampio uso nella storia sia quello di scannarsi a vicenda (letteralmente o verbalmente che sia): un’alternativa intelligente all’odiato “scientismo”.

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  4. Caro Sandor, l’argomento dell’esistenza o meno di un’entità che trascende il mondo fisico che percepiamo, non può essere indagato con gli strumenti di quest’ultimo!
    Ben lo hanno inteso grandi intelletti che attraverso tre millenni di storia del pensiero umano hanno tentato di argomentare a favore dell’una o dell’altra ipotesi!
    La mente umana emerge da due zone distinte del cervello delle quali l’una, il limbo, organizza emozioni ed intuizioni, l’altra, il connettoma, collega e razionalizza le esperienze!
    Più o meno intensamente ogni zona limbica costruisce un’immagine del trascendente che cerca risposte dei perchè!
    Il connettoma si preoccupa del come, a volte del quando, ma analizza solo le percezioni ricevute!
    Non è possibile chiedergli risposte che non gli competono funzionalmente!
    Nè l’ateo nè il credente avranno mai elementi per confermare le proprie tesi a scapito dell’altro!
    Questo è accettato da qualsiasi intelligenza riconosciuta tale, chi si sforza di far quadrare il cerchio dei propri convincimenti, scientista o integralista religioso, non può essere annoverato fra gli intelligenti!
    Il valore delle credenze trascendenti non procura di per sè “gli scannamenti storici” di cui parli, più di quanto non lo faccia qualsiasi ideologia non condivisa, compreso il laico ateismo!
    Dedicare i propri sforzi intellettuali a demolire le tesi contrapposte in materia, sottrae all’individuo il diritto/dovere di collaborare per l’evoluzione materiale della società, materia della fisica del percepito!
    Con rispetto
    Ugo Fronti
    Frugolik per gli amici!

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    1. Caro Frugolik, se ho ben capito tu saresti un agnostico. Ma allora saresti agnostico solo riguardo alle credenze cattoliche tipo Dio/Diavolo Paradiso/Inferno oppure saresti agnostico praticamente su tutte le credenze trascendenti, compreso i fantasmi, gli dei pagani, gli unicorni ed i draghi invisibili? Cioè fino a che punto saresti agnostico? E poi tu hai detto che la mente umana deriva da due aree del cervello che sarebbero il limbo ed il connettoma, questo forse non è la prova che quando il cervello smette di funzionare la mente umana non esiste più e che quindi non c’è vita dopo la morte?

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  5. Ma è chi afferma l’esistenza di un’entità che ha l’onere della prova: in assenza di prove non c’è alcun motivo per accettare l’esistenza di tale entità. L’esempio della Teiera di Russell torna sempre utile in proposito.

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