Scienza

La specie imprevista

specie_imprevista

Quando si parla di evoluzione umana, viene spesso (ab)usato il concetto di “anello mancante”: dalla stampa generalista, che usa questa espressione ogniqualvolta venga scoperto un nuovo fossile di ominino, ai creazionisti, che lo utilizzano, a sproposito, come argomento a sostegno delle loro tesi, e a volte dagli stessi scienziati. Ma, come spiega Henry Gee, senior editor della prestigiosa rivista scientifica Nature, in questo interessantissimo libro, si tratta di un concetto sostanzialmente errato. Il termine “evoluzione” (non usato inizialmente da Darwin, il padre della teoria evoluzionistica, che parlava di “discendenza con modificazioni”) può far pensare a un progresso, un miglioramento, un aumento di complessità, che a sua volta suggerisce una visione finalistica e teleologica del processo evolutivo, in cui il fine ultimo è, ovviamente, Homo sapiens.

Tuttavia, questa “storia” che, un po’ narcisisticamente, ci piace raccontarci non è supportata dall’evidenza scientifica. Il processo evolutivo non può essere rappresentato come una “catena” i cui “anelli” successivi sono ciascuno un miglioramento del precedente, fino ad arrivare al culmine, costituito dalla nostra specie, ma piuttosto come un albero, pieno di ramificazioni. La nostra storia evolutiva è solo una delle moltissime possibili e la nostra esistenza è un fatto puramente contingente. La nostra “eccezionalità” è sostanzialmente un’illusione: tutte le caratteristiche che ci contraddistinguono e che pensiamo ci rendano “speciali” sono in qualche misura presenti in moltissime altre specie, come spiega Gee nel corso della seconda parte del libro. L’apparizione di queste caratteristiche nel corso dell’evoluzione umana non è da vedere come un insieme di tappe che portano necessariamente dalla scimmia all’uomo, in una narrazione di tipo teleologico, ma semplicemente come soluzioni più o meno casuali messe in atto dall’evoluzione per mezzo di mutazioni e selezione naturale. Né più né meno di quanto è avvenuto e avviene per le altre specie viventi.

I fatti dimostrano che una visione che mette l’uomo al di sopra delle altre specie viventi è insostenibile: non sorprende che per le religioni sia così difficile accettare la realtà dell’evoluzione, dato che questa, chiaramente, mina alla base uno dei loro fondamenti, la superiorità umana. I creazionisti hanno attinto a piene mani dagli scritti di Gee, riportando frasi che fuori contesto potrebbero apparire come critiche alla realtà dell’evoluzione. È facile, per esempio, prendere le affermazioni sulla scarsità della documentazione fossile, che ci impedisce di ricostruire in maniera inequivocabile e precisa la storia dell’evoluzione umana, come un modo per mettere in dubbio la realtà stessa di quell’evoluzione. Ma, una volta inserite nel loro contesto queste affermazioni, diventa chiaro che non è così, come l’autore ci tiene a specificare: la realtà dell’evoluzione non è minimamente in discussione.

Il libro è estremamente interessante, scritto in maniera godibile e mai pesante. Decisamente consigliato a chiunque sia appassionato di scienza e in particolare dell’evoluzione.

Annunci

10 thoughts on “La specie imprevista

  1. Caro fuxino, scusami per l’annuncio un pò OT riguardo al post qua sopra, ma vorrei chiederti se per caso hai voglia di iniziare a visitare il secondo me interessante blog della femminista, atea ed anarchica Isabella Gerini, che come Nickname ha Eretica oppure Laglasnost. Il blog, che si chiama “Al di là del buco”, che io visito regolarmente da un certo periodo di tempo, tratta argomenti che vanno dai diritti degli omosessuali ai diritti delle prostitute al diritto di aborto, fino anche alla gestazione per altri ed alla lotta contro il razzismo l’omofobia e l’invadenza clericale. Su tale blog io ogni tanto posto dei commenti come Rod, tu potresti postare commenti come fuxino?

    Mi piace

  2. Caro fuxino, mi riferisco alla tua suddetta frase che dice:”I fatti dimostrano che una visione che mette l’uomo al di sopra delle altre specie viventi è insostenibile; non sorprende che per le religioni sia così difficile accettare la realtà dell’evoluzione, dato che questa, chiaramente, mina alla base uno dei loro fondamenti, la superiorità umana.” Con questa frase tu intendi forse dire che l’uomo ed i vari animali avrebbero praticamente la stessa dignità e gli stessi diritti? Ed in che misura ciò minerebbe alla base una religione come quella cristiana dal momento che, per quel che ne so, esistono anche diversi animalisti che sono cristiani credenti e praticanti? O forse che i veri animalisti sono tutti atei?

    Mi piace

    1. “Con questa frase tu intendi forse dire che l’uomo ed i vari animali avrebbero praticamente la stessa dignità e gli stessi diritti?”
      Non necessariamente. Dignità e diritti sono concetti umani, creati dagli umani per gli umani. Ciò non toglie che sia giusto riconoscere una forma di dignità e alcuni diritti agli animali non umani, ma è un altro discorso (per di più piuttosto complesso).

      Mi piace

  3. Caro fuxino, al tizio credente che conosco, e del quale ti ho già parlato in uno dei precedenti post, ho fatto notare il fatto che sarebbe, come tu dici, irrilevante che la fede influisca o meno sul comportamento morale dal momento che l’onere della prova spetterebbe comunque a chi afferma che Dio e l’Aldilà esistono. Allora lui mi ha detto “Quando ci troveremo vicini alla morte, allora l’onere della prova si invertirà, perché in punto di morte anche gli atei più incalliti sono tentati a credere all’esistenza di un Paradiso ed un Inferno, e questo perché tutti, pur in assenza di prove siamo tentati a credere che la vita prosegua anche dopo la morte.” Tu cosa ne dici di questa osservazione?

    Mi piace

    1. Dico due cose: non è affatto vero che “in punto di morte anche gli atei più incalliti sono tentati a credere all’esistenza di un Paradiso ed un Inferno”, e se anche lo fosse questo non invertirebbe in alcun modo l’onere della prova. Quindi è una doppia sciocchezza. (:

      Mi piace

  4. Mi sono imbattuto in questo blog mentre, navigando in FB commentavo alcune idiozie alle quali rispondeva sarcasticamente anche Fux Snow.
    Ho avuto un, diciamo così, precettore ateo di inarrivabile cultura e potenza intellettuale che, a proposito del mio credere sosteneva:

    “Si crede o si rifiuta di credere con quella parte dell’intelletto che risiede nel Limbo.
    Si cercano conferme alle proprie convinzioni con le ragioni elaborate dal Connettoma.
    Dovremmo ritenere che non esistendo prove certe a favore dell’una o dell’altra posizione intellettuale, credenti e non credenti dovrebbero scambiarsi reciprocamente il beneficio del dubbio, senza ovviamente rinnegare le proprie posizioni di natura prevalentemente emotiva.
    Viceversa in molti casi, negli intelletti meno disposti al sereno confronto, emergono reciproci integralismi che finiscono per forzare in prove ogni indizio incapace di per sè di essere esaustivo.
    Spesso quegli indizi tendono a fraintendere l’argomento con il modo di porgerlo e la forma con la sostanza.”

    Io e quel pensatore, di nome Bob, ateo posthuman, condividevamo il gusto della ricerca ontologica della vita, partendo da due assunti ben lontani, ma consapevoli entrambi che l’idea del trascendente fa parte del primo barlume di autocoscienza umana, e che la razionalità connettomica, emersa assai dopo in un disegno evolutivo tutto da spiegare, può giudicare criticamente ogni forma di interpretazione emotiva dell’ontologia, ma non sarà mai in grado di escludere tassativamente quelle degli altri!
    Con rispetto
    Ugo Fronti
    fff (frugolik for friends)

    Mi piace

  5. Caro Frugolik, tu dici che anche noi atei dovremmo avere il dubbio circa il fatto che Dio possa esistere. Ma allora dovremmo per caso essere possibilisti anche riguardo l’esistenza degli dei politeisti, dei fantasmi, della magia, del paranormale e quant’altro? Secondo te bisogna essere possibilisti anche riguardo agli unicorni invisibili, ai draghi invisibili? Tu dici che dovremmo essere possibilisti anche riguardo all’eventuale esistenza di una teiera in orbita tra Marte e Giove, della quale ha accennato fuxino? Ci spieghi perché dovremmo essere possibilisti solo nei riguardi del Dio cattolico? Mettiamo perfino che un domani arrivi un satanista, il quale affermi che esiste il Diavolo, e che il Diavolo è più potente di Dio. Mettiamo che il suddetto satanista affermi che il Diavolo dopo la morte premia i malvagi invece che i buoni, noi forse dovremmo essere agnostici, e quindi possibilisti anche rispetto a tale eventuale credenza? O non è forse meglio accettare quanto dice fuxino, cioè che chi afferma qualcosa, qualsiasi cosa, ha l’onere di dimostrarlo?

    Mi piace

  6. Caro Fux Snow, giunsi a te da un tuo intervento su FB che commentai favorevolmente!
    Il tuo nick mi ha poi ricordato di averlo visto su Sesonrose, il forum che frequento da qualche tempo in nome di un amico che non può più farlo!
    All’amico Rod sono costretto a rispondere che nel suo argomentare trascende il senso del mio intervento!
    Si crede in Dio, chi lo fa, affidandogli gli attributi trascendenti che ogni mente umana, consapevole o meno, è portata ad immaginare in ragione dell’emotività che l’amigdala seleziona a valle della zona limbica!
    Si contesta Dio in ragione di una mente razionale che risiede nel connettoma e che ritiene di poter classificare come possibili solo fatti esperibili!
    Millenni di pensiero umano spesso al di sopra della potenza critica del mio e, perdonami, forse anche del tuo, hanno postulato Dio o altro potere trascendente a giustificazione di un esistere la cui natura non c’è scienza che possa spiegare esaustivamente.
    Chi crede, trova naturale ricercare un mezzo per connettersi col suo Dio!
    La società umana ha imparato a farlo in comunità, rafforzate dalla forza della emotivitá collettiva, utilizzando lo strumento del culto religioso!
    Personalmente sono sinceramente convinto che il messaggio cristiano attribuito ad un figlio di Dio in terra, che metaforizza assai bene la nostra natura di selezionati dalla natura per “seguir virtùte e conoscenza”, sia appropriato a definire per la specie umana un obiettivo ontologico che spesso i non credenti hanno difficoltà ad identificare!
    Una grande mente atea, che purtroppo non ci illumina più, era favorevole quanto me al ruolo che le religioni potrebbero avere per accomunare gli individui nella ricerca di un’evoluzione consapevole.
    Lui addirittura immaginava che attraverso il posthuman di cui era tra i fondatori, si potesse giungere a Dio, appropriandosi dei suo tre attributi filosofici.
    Di superstizioni e riti cabalistici, o di cattiva amministrazione dei precetti, non mi pare sia il caso di dibattere fra persone intelligenti che non si accontentano dei COME ma ricercano i PERCHÈ!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...