Ateismo

Cose da non dire a un ateo, 2: “Se sei ateo che senso ha la tua vita?” (Updated with translation)

UPDATE: I have added a rough English translation below

Il primo post di questa serie si trova qui.

“Se dio non esiste la vita non ha senso”. Un’altra affermazione classica, e ovviamente del tutto priva di senso. Tanto per cominciare, non si capisce quale dovrebbe essere il legame logico tra l’esistenza di una (o più) divinità e il senso della vita, per cui la conclusione mi pare un banale non sequitur. Ammesso e non concesso che un credente ritenga davvero che il senso della propria vita dipenda dall’esistenza della sua divinità di riferimento, si tratta di un’opinione del tutto soggettiva. Molto semplicemente, chi non crede ad alcuna divinità troverà un senso in qualcos’altro. Non solo: anche la maggior parte dei credenti dà un significato alla propria vita grazie a cose concrete e del tutto indipendenti dalla fede, come la famiglia, gli amici, il lavoro, gli hobby… La religione può essere un aspetto importante per qualcuno, ma c’è molto altro.

Inoltre, un ateo non crede nell’esistenza di una vita dopo la morte: ciò significa che questa vita è l’unica di cui disponiamo e dobbiamo tirare fuori il massimo da essa, perché non abbiamo una seconda possibilità. Se la “vita vera” fosse quella eterna dopo la morte, la nostra esistenza terrena avrebbe molto meno valore, a mio parere. Quindi dovrebbe essere proprio il contrario di quanto sostengono certi credenti: se dio esiste, questa vita perde di significato. Motivo per cui anche affermare che se uno non crede in dio dovrebbe suicidarsi (sembra assurdo, ma l’ho sentito dire più volte) è assolutamente insensato. Al massimo è il contrario: se uno crede che dopo la morte vivrà per l’eternità in paradiso, dovrebbe cercare di lasciare questo mondo il prima possibile…

Detto ciò, ritengo assolutamente vero che la vita non abbia di per sé senso in quanto tale, da un punto di vista “cosmico”, ammesso e non concesso, mi si perdoni il gioco di parole, che un tale punto di vista abbia senso: siamo solo una specie di primati che si è evoluta su un piccolo pianeta ai confini di una delle tante galassie dell’universo. Ma questo è vero indipendentemente dalle credenze (o non credenze) soggettive. Quello che conta, però, è il significato soggettivo che noi, in quanto esseri senzienti, diamo alla nostra vita. E, per un ateo, l’esistenza di una o più divinità è semplicemente irrilevante.

English translation: Things you shouldn’t say to an atheist, 2: “If you’re an atheist, what’s the meaning of your life?”

Disclaimer: English is not my native language

The first post of this series is here.

“If God does not exist life has no meaning”. This is another common statement, that obviously makes no sense. First of all, the logical connection between the existence of God and the meaning of life is not clear at all, so to me the conclusion seems just a non sequitur. Even if a religious person really thinks that the meaning of his or her life depends on the existence God, that’s just a personal opinion. Those who don’t believe in God will simply find meaning in something else. And even the majority of believers find meaning in tangible things that have nothing to do with deities, like family, friends, jobs, hobbies… Religion can be an important aspect of life for some people, but there is much more.

Moreover, atheists don’t believe in the existence of life after death: which means that this is the only life we have, and we must try to get the most out of it, because we don’t have a second chance. If the “real life” were the one after death, our earthly existence would be a lot less valuable, I think. So in my opinion it should be the opposite of what religious people say: if God does exist, this life loses its meaning. For the same reason, saying that people who don’t believe in God should commit suicide (it sounds ridiculous, but I’ve heard that more than once) it’s completely absurd. If anything, it’s the opposite: if you believe that after death you will live forever in paradise, you should try and leave this world as soon as possible…

All that said, I do think that life by itself doesn’t have a meaning on a “cosmic” scale: we are just a species of primates that evolved on a small planet on the edge of one among billions of galaxies in the universe. But this is true independently from personal beliefs (or disbeliefs). What’s important is the personal meaning that we, as sentient beings, give to our life. And, for an atheist, the existence of God is simply irrelevant.

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13 thoughts on “Cose da non dire a un ateo, 2: “Se sei ateo che senso ha la tua vita?” (Updated with translation)

  1. Assolutamente d’accordo con te. La domanda da porre invece ai credenti dovrebbe essere: Visto che credete che quando si muore si va in un posto migliore perché temete la morte? Perché piangete la morte di un vostro caro visto che pensate che ora sia con il Creatore?

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  2. A proposito dell’affermazione che se uno non crede in Dio dovrebbe suicidarsi, cosa c’è secondo te di vero, o di falso in quello che dicono alcuni e cioè che nei paesi tipo Scandinavia dove pare che sia più diffuso l’ateismo, il tasso dei suicidi e dell’uso di sostanze stupefacenti sarebbe più elevato rispetto ai paesi più religiosi?

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  3. Caro fuxino, tu hai detto più o meno: “se uno crede che dopo la morte vivrà per l’eternità in Paradiso, dovrebbe affrettarsi a lasciare questo mondo il più presto possibile”. Il fatto è che secondo la religione cristiana chi si suicida va all’Inferno, quindi i cristiani temono la morte proprio perchè hanno paura di finire all’Inferno.

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  4. Aggiungerei che non tutti sentono l’esigenza di dare un “senso” alla propria vita, tanto meno alla vita di tutti. Per alcuni basta infatti vivere, cercando di farlo nel modo migliore di cui sono capaci e apprezzando, come dici tu, ciò che hanno di prezioso. Questa ricerca di un “senso” di tipo religioso mi sembra spesso alquanto pretestuosa: si cerca dapprima di affermare che quel “senso” (in genere il proprio) è indispensabile, per poi usarlo ingenuamente per sostenere che esistono cose come una vita dopo la morte, o un certo essere decisamente antropomorfo e tuttavia soprannaturale (e già qui si dovrebbe cominciare a sentir puzza di bruciato). Il problema è che quel “senso” è generato proprio dalla credenza nell’esistenza di quel mondo e di quell’essere presunti. Dunque se uno non crede a quelle storie non darà neanche quel “senso” alla propria vita. Tanto meno lo considererà come “il” senso. Le argomentazioni di chi tenta di dimostrare che la propria religione sia vera sono in genere piene di giochetti circolari come questo. Se ci fossero delle vere argomentazioni le avremmo sentite già da tempo.

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  5. Caro fuxino, tu hai detto qua sopra “correlation does not imply causation” che se non erro dovrebbe significare che una correlazione non implica una causa. Intendi dire che secondo te l’eventuale maggior numero di suicidi e drogati nei paesi scandinavi non è causato dall’ateismo ma da altri motivi? Puoi cioè confutare razionalmente parlando l’affermazione magari un pò avventata di chi sostenesse che la diffusione dell’ateismo potrebbe provocare un aumento dell’uso di droghe oppure un aumento della percentuale dei suicidi?

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    1. Quoto la risposta di Sandor qui sotto, aggiungo solo che è chi afferma che ci sia una correlazione tra ateismo e consumo di droghe, suicidi, o qualunque altra cosa che deve portare delle prove a sostegno. Si tratta della solita questione dell’onere della prova (che si applica anche all’esistenza di dio) con cui i credenti spesso hanno diversi problemi (ci scriverò un post in proposito, prossimamente).

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  6. Caro Rod, lei sta confondendo la negazione di un’implicazione con l’implicazione di una negazione. In altre parole, se una semplice correlazione tra la diffusione dell’ateismo e il tasso di suicidi non implica che l’ateismo sia causa di suicidio, allora non implica nemmeno che non lo sia. Per confermare o confutare l’una o l’altra ipotesi bisognerebbe semplicemente studiare il fenomeno. Credo comunque che i motivi che possono portare al suicidio o all’uso di sostanze stupefacenti siano molteplici e ben più complessi di un semplice essere o non essere ateo. Il discorso vale anche per altre affermazioni così semplicistiche, in cui si vorrebbe per esempio attribuire agli atei la mancanza di moralità, il disprezzo per la vita, ecc. In genere chi le fa desidera solo confermare i propri pregiudizi (vedi “confirmation bias”, o “bias di conferma”) e non ha grande interesse a stabilire quale sia la verità.

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  7. Sono capitato per caso in questa discussione,
    sono un credente, ma non amo le religioni che, mi sono convinto, con i loro insegnamenti e soprattutto con i loro modi di fare avrebbero dovuto far scappare tutti i loro sostenitori. Invece, nonostante guerre sante, inquisizioni, scandali di ogni genere, davvero incredibilmente, l’80% della popolazione mondiale, si riconosce seguace di una religione.
    Comunque a parte questa cecità diffusa, dare un senso alla vita, a mio personale giudizio, dipende molto dalle capacità intellettuali individuali, piuttosto che da un appartenenza.
    Certo non credere in un essere creatore, ma dare al caso, la colpa o il merito di tutto l’esistere, lasciando all’essere umano la prospettiva di un’unica esistenza, non aiuta a raggiungere quella pace interiore indispensabile, per dare un senso alla vita. Non aiuta, ma non lo rende impossibile.
    Troppe ingiustizie, troppe disparità, troppi affanni per il solo sopravvivere, impediscono alla maggioranza di amare la vita al presente e il rifugiarsi nella prospettiva di una vita futura, concede al cervello quella scappatoia che il quotidiano svilisce.
    Un appunto, nei post che ho letto, più volte si dice che l’onere della prova spetta ai cosiddetti “credenti”
    Mai il credere in Dio è una dottrina precedente all’evoluzionismo, sono dunque gli evoluzionisti che devono dimostrare che una cosa da sempre creduta non sia vera.
    In più, dire che dimostrare che Dio esiste o che Dio non esiste, sia impossibile è un incongruenza .
    Allora, tutti credono in un Dio, arriva la teoria dell’evoluzione e dimostra che Dio non c’è.
    Non è accaduto questo? È arrivato l’evoluzionismo e non ha convinto tutti, perché non ha saputo portare prove definitive, ma è riuscito solo a porre un dubbio, al quali molti si sono attaccati pur non avendo prove concrete ma più apparentemente scientifiche?
    Quindi il discorso ore è, io ho provato a dimostrare che Dio non esiste e non ci sono riuscito, ora prova tu a dimostrare che esiste?
    Se pensiamo che su questi due credi, io devo basare tutte le mie aspettative future, non si può si può certo lasciare agli altri l’onere di dimostrare che ho ragione, ma io mi sarò premunito di tutte le prove disponibili per confermare le mie convinzioni.
    Io ho fede in Dio. Ma la mia fede non è basata su dogmi incomprensibili, ma come dice il libro di Ebrei scritto dall’apostolo Paolo al capitolo 11 verso 1 ( la definizione per eccellenza della fede cristiana.)
    “la fede è…. la dimostrazione di realtà benché non vedute.”
    Se un credente, prima di credere, non si è fornito di tante prove concrete di realtà che non si vedono, è un credulone e non ha la giusta fede, che invece si fonda su basi solide.
    Queste basi , quali esse siano, sia per chi crede in un Dio, che per chi non crede, sono indispensabili per dare un senso alla vita

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    1. Ciao, intanto benvenuto.
      Fai confusione tra argomenti diversi. Cerco di mettere ordine
      1) Onere della prova
      È chi afferma l’esistenza di X che deve fornire le prove. È un principio che vale in generale per qualunque X, non solo per Dio. Appropriato è l’esempio di Russell della teiera orbitante tra Marte e Giove, che ho citato in almeno un paio di altri post. Altrimenti, dimostrami che non esiste il Prodigioso Spaghetto Volante 🙂
      2) Evoluzione
      L’evoluzionismo non c’entra nulla di per sé con l’esistenza o l’inesistenza di dio, l’evoluzionismo è una teoria scientifica che spiega l’esistenza di tutte le specie viventi. L’evoluzione è un fatto. Detto ciò, personalmente ritengo l’evoluzione un ottimo argomento contro l’esistenza di Dio, ma questa è la mia opinione (non condivisa da tutti gli atei, peraltro) che ho cercato di argomentare in altri post.

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  8. Mi scuso per la confusione e la poca chiarezza.
    È assolutamente vero che bisogna di dimostrare l’esistenza di ciò che esiste, e non il contrario, ma è proprio ciò che esiste che ne dimostra l’esistenza.
    Ad esempio se vedo un quadro, anche se nessuno sa chi lo ha dipinto, so per certo che esiste un pittore.
    Se qualcuno mi dicesse:”dimostrami che c’è stato un pittore a dipingerlo.” È lecito chiedere: “dimostrami tu, come questo quadro è venuto all’esistenza senza un pittore.”
    Che esiste un creatore ci sono prove tutto intorno a noi , chi non crede, che ad esempio per fare una cellula vivente, ci vuole l’intervento di una forza esterna intelligente, ha il suo bel da fare per dimostrare che anche solo il DNA, possa essere venuto per un caso fortuito, nonostante che la legge della matematica delle probabilità escluda questa evenienza.
    L’enigma non è se Dio esiste oppure no, ma come è venuto fuori tutto ciò che esiste.

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    1. L’esempio del quadro è inappropriato per più di un motivo. Noi abbiamo moltissimi esempi di quadri dipinti da pittori; non solo, possiamo facilmente vedere pittori che dipingono quadri. Poi, i pittori chiaramente esistono. Infine, sappiamo come nasce un pittore.
      Ora, confrontiamo questo esempio con il rapporto che ci sarebbe, secondo te, tra la nascita della vita e Dio. Intanto, nessuno ha mai assistito alla creazione di una forma di vita da parte di una divinità, quindi non c’è alcun esempio concreto a supporto della tua affermazione, esattamente l’opposto di quanto accade per il pittore e il quadro. Poi, non c’è alcuna prova che le divinità (una o più di esse) esistano, esattamente l’opposto di quanto accade con il pittore. Infine, non abbiamo nessuna spiegazione di come potrebbe nascere una divinità: per spiegare qualcosa che non conosciamo hai postulato l’esistenza di qualcosa che conosciamo ancora meno, tanto che non abbiamo nemmeno alcuna prova della sua esistenza. È chiaramente un passo indietro, non in avanti. Mentre assumere che un quadro implichi l’esistenza di un pittore è ragionevole e basato su conoscenze concrete, assumere che la vita implichi l’esistenza di una divinità è irragionevole poiché è basato sul nulla.
      Detto ciò, noi sappiamo benissimo come si sono sviluppate tutte le forme di vita che vediamo: per mezzo dell’evoluzione. Questo è un fatto di cui abbiamo innumerevoli prove, a differenza dell’esistenza delle divinità. Quello che (ancora) non sappiamo è come esattamente si sia formata la prima forma di vita, ma ci sono vari modelli e la ricerca prosegue. Ma assumere che, dato che ancora non abbiamo una risposta, allora la risposta sia Dio è estremamente sciocco (e infatti nemmeno i teologi “seri” utilizzano l’argomento del dio tappabuchi), sia perché non fa che paragonare dio alla nostra ignoranza, e non credo ciò sia positivo, dal punto di vista di un credente, sia perché se si fosse sempre adottato un atteggiamento del genere non si sarebbe mai fatto alcun progresso nella conoscenza.
      Infine, affermare che il DNA sia venuto per un caso fortuito è errato e dimostra un fraintendimento della teoria dell’evoluzione. A parte ciò, non c’è alcuna “legge matematica” che dimostri quello che tu affermi (i “calcoli” farlocchi dei creazionisti sono errati e basati su premesse errate, come spiegato qui: http://www.talkorigins.org/faqs/abioprob/abioprob.html ).
      Quindi, per concludere, no, che esista un creatore NON ci sono affatto prove tutto intorno a noi. Al contrario, tutto ciò che sappiamo sulla vita e sull’universo porta ad escludere questa possibilità, come ho argomentato in questo post: https://ioateo.wordpress.com/2016/02/27/perche-dio-non-esiste/

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