Diritti · Omofobia

Torna il bus omotransfobico contro l’inesistente “ideologia gender”

Dopo il flop dello scorso settembre, testimoniato dalle immagini che mostrano i proverbiali quattro gatti presenti alle varie tappe in giro per l’Italia, torna dal 20 febbraio 2018 il cosiddetto “Bus della Libertà”, che andrebbe più propriamente chiamato “Bus dell’Omotransfobia”.

Con la scusa di sensibilizzare le persone contro il tremendo pericolo della terribile “ideologia gender”, gli organizzatori di questa iniziativa diffondono un messaggio di odio verso le persone omosessuali e transessuali. In particolare, lo slogan utilizzato, “i bambini sono maschi, le bambine sono femmine”, oltre a essere particolarmente sciocco e puerile, ha come chiaro intento quello di scagliarsi contro i bambini transgender, negandone addirittura l’esistenza e alimentando le discriminazioni che essi già troppo spesso subiscono.

Che l’ideologia gender sia una scusa è evidente, per il semplice fatto che non esiste. L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) ha dichiarato:

L’AIP ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender”. Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale.

Ed ecco che viene subito alla luce la vera questione: chi parla di “ideologia gender” vuole che i pregiudizi e le discriminazioni basati sul genere e sull’orientamento sessuale siano mantenuti. Per questo motivo, e per mascherare le proprie idee omofobe e transfobiche, che al giorno d’oggi per fortuna sono sempre più stigmatizzate dalla società, è stata inventata un’inesistente ideologia che, tramite l’indottrinamento dei bambini nelle scuole, vorrebbe “distruggere la famiglia” e insegnare idee pericolosissime, come il fatto che si possa “scegliere se essere maschi o femmine” o che l’omosessualità sia normale.

Ovviamente nessuna delle affermazioni delle associazioni “no gender” corrisponde al vero. Intanto, a voler distruggere numerose famiglie sono proprio i sostenitori della cosiddetta “famiglia tradizionale”, che vorrebbero negare l’esistenza (e i diritti) a tutte le famiglie che non corrispondono a uno specifico modello. I veri sostenitori delle famiglie sono coloro che lottano per i diritti di tutte. Poi, nessuno afferma che l’essere maschi o femmine sia una scelta. Ci sono persone in cui il sesso biologico e l’identità di genere non corrispondono. Questo è un dato di fatto, come è un dato di fatto che queste persone siano spesso discriminate per questo motivo. Infine, l’omosessualità è normale, come confermano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e tutte le associazioni scientifiche di psicologia e psichiatria. Nonostante ciò, ancora oggi le persone omosessuali sono oggetto di discriminazione e bullismo.

Le iniziative delle scuole non hanno come scopo quello di diffondere l’inesistente ideologia gender, ma sono volte a combattere tutte le discriminazioni che subisce chi ha un’identità di genere o un orientamento sessuale che non corrisponde a quella che viene percepita come “normalità” (l’essere eterosessuali cisgender). È evidente che per lottare contro le discriminazioni verso le persone omosessuali e transgender è necessario parlare di omosessualità e identità di genere. Questo non può in alcun modo essere chiamato indottrinamento. Per inciso, se vogliamo parlare di indottrinamento nelle scuole italiane dovremmo cominciare da quella materia chiamata “insegnamento della religione cattolica”: una o due ore a settimana in cui un insegnante scelto dal vescovo sulla base di criteri tutt’altro che laici, ma pagato dallo stato, impartisce agli studenti della scuola pubblica lezioni su una particolare confessione religiosa, che risulta così privilegiata verso tutte le altre e verso visioni del mondo non religiose. E chiaramente non è una violazione del diritto dei genitori all’educazione dei propri figli. Le associazioni omotransfobiche tentano di appellarsi all’articolo 26, comma 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che recita:

I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Dimenticano però il precedente comma, che inizia così:

L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Chi si oppone alle iniziative contro le discriminazioni vorrebbe la libertà di insegnare ai propri figli l’odio e la discriminazione verso le persone omosessuali e transgender, una libertà che non può essere loro concessa in una società civile.

Concludo tornando al “Bus della Libertà”: sarebbe auspicabile che le amministrazioni delle città in cui dovrebbe fare tappa negassero l’autorizzazione a fare propaganda omotransfobica e a diffondere messaggi di odio mascherato da libertà. Non si dovrebbe dare spazio a chi diffonde menzogne e idee contrarie al principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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