Religione · Scienza

La scienza non sostiene l’autenticità della Sindone di Torino

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La Sindone è un falso medievale. La parola “fine” su questa storia dal punto di vista scientifico l’ha messa la datazione al radiocarbonio (C-14) che nel 1988 ha stabilito con una confidenza del 95% che il tessuto risale a una data compresa tra il 1260 e il 1390. Questo risultato, anche considerando le caratteristiche del tessuto e le testimonianze storiche (non c’è traccia della Sindone prima di quel periodo), fornisce una prova schiacciante e definitiva del fatto che essa risalga al Medioevo.

Da lì in poi, si entra nel campo della pseudoscienza, in questo caso mescolata con la fede religiosa. Ovviamente, chi ha deciso a priori di credere nell’autenticità della reliquia non si è lasciato intimidire dai fatti. E così negli anni sono state avanzate alcune ipotesi più o meno fantasiose per tentare di invalidare il risultato della datazione al C-14, come gli inesistenti rammendi di epoca medievale da cui sarebbero stati presi i campioni analizzati, o l’incendio che nel 1532 avrebbe arricchito il tessuto di carbonio falsando la datazione (le presunte prove di questa ipotesi sono frutto di una frode scientifica). I sostenitori dell’autenticità della Sindone continuano spesso a citare queste presunte confutazioni della datazione al C-14, che tuttavia sono prive di valore scientifico. Resta pertanto valido, per la scienza, il risultato del 1988.

Partendo da questo dato di fatto, è chiaro che tutti gli altri tentativi di dimostrare che la Sindone è autentica, come le inesistenti “impronte di monete”, i fantomatici pollini palestinesi e gli studi sul presunto sangue (o addirittura “sangue di un uomo che ha subito un trauma”, secondo un recente e poco attendibile studio, che infatti è stato ritrattato dalla rivista) rinvenuto sul tessuto sono del tutto inutili, oltre a essere di per sé fallimentari.

Ma facciamo finta per un momento che la datazione al radiocarbonio sia errata. Questo dimostrerebbe forse l’autenticità della Sindone? Ovviamente no. Se anche rinunciassimo a usare il risultato della datazione al C-14 come prova, e ignorassimo il fatto che non c’è traccia della reliquia prima del Medioevo, potremmo al massimo concludere che non abbiamo più una prova che la Sindone è medievale. Non potremmo in alcun modo sostenere di aver dimostrato che essa risalga proprio al I secolo! E ovviamente non basterebbe nemmeno questo: se anche la reliquia risalisse davvero all’epoca di Gesù, non avremmo ancora dimostrato né che essa avvolse il corpo di un uomo crocifisso, né che quell’uomo fosse proprio Gesù! Inutile dire, poi, che se anche la Sindone avesse davvero avvolto il corpo di Cristo, questo non proverebbe in alcun modo il mito cattolico della resurrezione, dato che un altro fatto su cui la scienza è piuttosto concorde è che i morti non risorgono.

È quindi del tutto incomprensibile come si possa fare un’affermazione come quella che La Stampa attribuisce al “sindonologo” Giulio Fanti, secondo il quale “per la tradizione cristiana l’immagine che si vede sulla Sindone è quella di Gesù morto crocifisso, e ormai anche la scienza è di questa opinione.” Si tratta molto semplicemente di una falsità. La scienza ha dimostrato esattamente il contrario.

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