Ateismo · Religione

Prove dell’esistenza di Dio? L’argomento cosmologico (2)

Per “argomento cosmologico” dell’esistenza di Dio si intende “una tipologia di argomentazione […] che parte da alcune presunte proprietà dell’universo osservato […] per inferire deduttivamente o induttivamente l’esistenza di […] Dio, definito come causa prima, ente necessario, motore immobile o essere personale” (fonte). Ne esistono diverse versioni: per esempio, rientrano in questa tipologia le prime quattro vie di san Tommaso d’Aquino.

Una possibile formulazione dell’argomento cosmologico è la seguente:

  1. tutto ciò che inizia a esistere ha una causa;
  2. l’universo ha iniziato a esistere;
  3. quindi, l’universo deve avere una causa;

Per definizione, ad aver causato (creato) l’universo è Dio, quindi Dio esiste.

Un’obiezione molto comune a questa tipologia di argomentazione è che si basa su una fallacia chiamata special pleading: si assume come valida una regola generale, ma poi si fa un’eccezione in un caso specifico, senza che questa sia propriamente giustificata. Se tutto, compreso l’universo, deve avere una causa, è logicamente fallace assumere che questo principio non si applichi a Dio. Tuttavia, la validità di questa obiezione dipende da come l’argomento è formulato. Nell’esempio che ho riportato sopra essa non è valida, perché la premessa (1) dice che “tutto ciò che inizia a esistere ha una causa”. Essendo Dio eterno, non ha iniziato a esistere, e quindi non è detto che debba avere una causa. Che Dio, se esiste, è eterno è però indimostrabile, e perché l’argomento continui a reggere è necessario aggiungere tale premessa, rendendo l’argomento stesso più debole.

Un’altra obiezione è che l’argomento non dimostra affatto l’esistenza di un dio nel senso teistico del termine. A dire il vero non dimostra affatto l’esistenza di alcun dio: passare dal fatto che l’universo debba avere una causa, al fatto che questa causa debba essere Dio è un chiaro non sequitur. Se l’universo ha una causa, questa potrebbe essere Dio, Allah, il Prodigioso Spaghetto Volante, una generica “forza divina” creatrice o lo stesso Big Bang.

Qui si potrebbe obiettare che considerare il Big Bang una causa incausata sia un altro esempio di special pleading. In realtà non è così, perché il Big Bang non è un’entità che inizia a esistere, ma un evento. Questa distinzione potrebbe sembrare irrilevante, ma è molto importante: senza di essa, la premessa (1) diventa automaticamente falsa o, nel migliore dei casi, difficilmente sostenibile. Nell’ambito della meccanica quantistica esistono infatti eventi incausati: due esempi classici sono la creazione di particelle virtuali e il decadimento radioattivo. Secondo l’interpretazione classica della meccanica quantistica, l’interpretazione di Copenhagen, esistono eventi genuinamente casuali, che avvengono senza una specifica causa: non c’è nulla che a priori stabilisca se un determinato atomo subirà un processo di decadimento oppure no, o se in un determinato punto dello spazio comparirà una coppia di particelle virtuali. Questo non deriva dalla mancanza di conoscenza di qualche proprietà del sistema da parte nostra, ma è una sua caratteristica intrinseca. Una possibile obiezione è che esistono altre interpretazioni della meccanica quantistica in cui questo non è vero, come la teoria di De Broglie-Bohm. Ma questo è irrilevante, perché l’esistenza di eventi incausati è fisicamente concepibile, e quindi la premessa (1) è falsa (se si accetta l’interpretazione di Copenhagen) e quindi falsa o indimostrabile è la conclusione.

Specifico che non sto dicendo che il Big Bang sia necessariamente la “causa incausata”, potrebbe esserci un altro evento incausato a monte che ha generato il Big Bang, o potrebbe esserci una causa completamente diversa. Il punto è che concludere che la causa debba essere Dio, perché non siamo in grado (attualmente) di concepire una spiegazione naturale alla nascita dell’universo, è chiaramente un non sequitur, oltre che un esempio del famigerato “dio tappabuchi”.

C’è poi un ulteriore problema con l’affermazione che tutto ciò che inizia a esistere abbia una causa. Appare certamente sensato, perché tutti gli oggetti, naturali o artificiali, di cui abbiamo esperienza esistono a causa di qualcosa. Questo può essere vero per gli oggetti che compongono l’universo, tuttavia ciò non implica che sia vero per l’universo stesso. Si tratta di una cosiddetta “fallacia di composizione”: supporre che, siccome una proprietà è valida per tutti i membri di un gruppo, allora debba essere vera per il gruppo nel suo complesso. Non abbiamo mai visto nascere un universo, non sappiamo come un universo inizi a esistere, quindi non possiamo sapere se questa proprietà degli oggetti che lo compongono sia vera anche per l’universo stesso.

Infine, si può contestare facilmente anche la premessa (2). È vero che l’universo ha avuto un inizio? La risposta è che non lo sappiamo. Sono stati proposti moltissimi modelli cosmologici diversi: il nostro universo potrebbe essere eterno nel passato o avere un inizio, potrebbe essere parte di un multiverso il quale a sua volta è eterno nel passato oppure no. Per farla breve, la premessa (2) è semplicemente indimostrabile allo stato attuale delle nostre conoscenze.

In conclusione, le premesse di questa tipologia di argomentazioni sono nella migliore delle ipotesi indimostrabili e dunque tali sono anche le conclusioni. Non solo, anche accettando le premesse le conclusioni sono estremamente deboli. È evidente che non siamo di fronte a vere prove dell’esistenza di Dio.

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2 risposte a "Prove dell’esistenza di Dio? L’argomento cosmologico (2)"

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