Diritti · Libertà

Ancora su aborto e autodeterminazione (post aggiornato)

Il mio post di ieri è stato citato in un blog che seguo, e mi è stata posta una domanda interessante che merita un approfondimento. Cito direttamente dal blog in questione:

[…] oggetto del contendere dev’essere solo il diritto all’autodeterminazione delle donne, non la vita del feto. Però. Però [nell’articolo] manca qualcosa.

[…]

Tutto molto convincente, eh. Sul piano filosofico non fa una piega. Ma davvero il feto non c’entra nulla? Nulla di nulla? Che cosa manca? Manca un riferimento – uno solo, uno qualsiasi – allo sviluppo del feto. Proprio non se ne fa parola: quello è solo «il feto». Poco importa se ha sei giorni, sei settimane o sei mesi: poiché il feto è attaccato al corpo della donna, il diritto della donna prevale. Se è così, allora io pongo una domanda: «Siccome il diritto della donna prevale sempre e comunque, a prescindere dallo sviluppo del feto, l’aborto dev’essere consentito in qualsiasi momento, al limite anche il giorno prima del parto?». Se la risposta è no, bisogna assumersi la responsabilità di stabilire quando, con precisione, il diritto della donna smette di prevalere e l’aborto non è più ammissibile perché il feto assume la condizione di persona. Bisognerà proporre degli argomenti. Quali? Se la risposta è sì… be’, va bene. Ci sta. Però bisogna essere consequenziali e arrivare alla conclusione inevitabile: accettare l’aborto fino all’ultimo istante e battersi per cancellare ogni limite temporale previsto dalla legge 194, per ogni donna senza eccezioni.

Nel mio post sostengo che “[i]l punto non è se il feto sia una persona e abbia o meno lo stesso diritto alla vita di un essere umano già uscito dall’utero; il punto è l’autodeterminazione della donna e il fatto che il feto non ha alcun diritto di disporre del suo corpo contro la sua volontà”. Detto in altri termini, anche se accettassimo che l’embrione e poi il feto siano da considerare persone, sarebbe comunque lecito abortire. Da ciò segue ovviamente che la risposta alla domanda “quando […] il diritto della donna smette di prevalere [sul diritto alla vita del feto]” è “mai”. Per me, in linea di principio una donna dovrebbe essere libera di interrompere la gravidanza in qualunque momento, tuttavia bisogna tenere conto che da un certo momento in poi il feto è in grado di sopravvivere autonomamente, soprattutto considerando le attuali possibilità della medicina, per cui parlare di “aborto il giorno prima del parto” mi pare privo di senso.

Vorrei però fare alcune considerazioni pratiche. Prima di tutto, gli studi scientifici mostrano che la probabilità di complicazioni di un aborto aumenta più si ritarda la procedura. Mettendo un limite temporale ragionevole si induce chi non vuole portare avanti la gravidanza ad abortire il prima possibile, a vantaggio della salute della donna, senza negare l’autodeterminazione, purché si lasci un periodo di tempo sufficiente per decidere. Inoltre, leggi come la 194 sono sempre frutto di qualche compromesso, perché ci saranno sempre posizioni diverse sul tema, e un limite temporale è frutto di questo compromesso, il che mi pare abbastanza ragionevole, posto anche quanto sopra. Infine, trovo piuttosto insensata l’idea che una donna si svegli una mattina dopo sette mesi di gravidanza e decida che non vuole più proseguire. Se si porta avanti una gravidanza per sette, otto, nove mesi è perché si è deciso di farlo. Il 90% degli aborti avviene nei primi tre mesi e chi abortisce più tardi non lo fa perché lo vuole, ma perché è costretta dalle circostanze, in genere pericolo per la propria vita o malformazioni del feto.

Detto tutto ciò, è comunque bene precisare che non ritengo sensato considerare un feto, e ancora meno un embrione, una persona.

In conclusione, sebbene ritenga lecito in linea di principio l’aborto fino a uno stadio avanzato della gravidanza (almeno fino a quando il feto non è in grado di sopravvivere al di fuori del corpo della madre), penso che un limite temporale ragionevole sia lecito e non contrasti con il diritto all’autodeterminazione della donna.

EDIT:

Un’ulteriore risposta al mio post è stata pubblicata qui. Non mi va di scrivere un nuovo articolo sullo stesso argomento, per cui rispondo brevemente qui.

Io ho scritto che il diritto della donna non smette mai di prevalere sul presunto diritto alla vita del feto. Mi si risponde che per la legge 194 non è così: dopo 90 giorni la donna non ha più diritto di abortire, se non quando la sua vita è in pericolo o se il feto presenta gravi patologie o malformazioni, perché il legislatore ha ritenuto che dopo un certo momento il feto cambi stato. Che la legge limiti il diritto all’autodeterminazione ai primi 90 giorni è vero (sul fatto che il limite sia stato scelto perché il legislatore ha ritenuto che il feto cambi stato e diventi persona non saprei che dire, se non che è possibile). Il mio discorso, però, non faceva riferimento alla legge 194, ma a una visione etica più generale (che si può anche non condividere, sia chiaro). A prescindere da quello che la legge italiana stabilisce e dalle implicite motivazioni del legislatore, ho fatto alcuni esempi pratici che potrebbero giustificare un limite ragionevole alla possibilità di abortire, che lasci un tempo sufficientemente lungo per decidere e che non pregiudichi quindi il diritto all’autodeterminazione della donna. Ovviamente qualunque limite sarebbe arbitrario e difficilmente giustificabile da un punto di vista filosofico, ma la legge si deve occupare di questioni pratiche e non di filosofia. Come ho già detto, qualunque legge sull’aborto sarà sempre frutto almeno in parte di un compromesso. Può non piacere, ma è così. Ribadisco che, personalmente, riterrei l’aborto sempre lecito almeno fino a quando il feto non può sopravvivere autonomamente (dopo quel momento, l’interruzione di gravidanza non comporterebbe necessariamente la sua morte).

Infine, sul concetto di “persona”. Premetto subito che la questione è di scarsa rilevanza se si parla di aborto, come ho già spiegato nel post iniziale che ha generato questo dibattito. Comunque, ribadisco che non ritengo il feto una persona, e che persona diventi dopo la nascita. Perché? Senza la pretesa di risolvere una questione filosofica come questa in poche righe su un blog, rispondo dicendo che con la nascita il feto smette di essere un parassita della madre e diventa fisiologicamente autonomo. Arbitrario? Sicuramente, almeno in parte, ma qualunque definizione di “persona” lo è, perché, sebbene qualunque definizione coerente debba tenere conto dei fatti scientifici, non è una questione propriamente scientifica.

Annunci

4 risposte a "Ancora su aborto e autodeterminazione (post aggiornato)"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.