Ateismo · Religione

Prove dell’esistenza di Dio? La prova ontologica (3)

La prova ontologica dell’esistenza di Dio è una dimostrazione logica basata sull’ontologia. Come per la prova cosmologica, ne esistono diverse versioni: per esempio rientrano in questa categoria l’argomento di Anselmo d’Aosta e la prova logico-matematica di Kurt Gödel. Questa categoria di argomenti tenta di dimostrare l’esistenza di Dio a priori, basandosi sulla sola ragione e senza alcun riferimento all’universo e alle sue caratteristiche.

Prendiamo come esempio l’argomento di Anselmo d’Aosta, che si può riassumere in questo modo:

  1. Dio è per definizione l’essere più “grande” che possiamo immaginare;
  2. l’idea di Dio esiste nella mente;
  3. un essere identico a quello che esiste nella nostra mente, ma che esiste anche nella realtà, sarebbe più grande di quello che esiste solo nella nostra mente;
  4. quindi, se Dio esistesse solo nella nostra mente, potremmo immaginare un essere più grande di Dio;
  5. ma per definizione non si può immaginare nulla di più grande di Dio;
  6. quindi, Dio deve esistere nella realtà.

Altre versioni di questo argomento partono da premesse simili per concludere, sempre usando solamente la logica, che dio deve esistere. Per esempio, il matematico Kurt Gödel definisce dio come l’essere che ha tutte le proprietà positive. Partendo dal presupposto (assioma) che la proprietà di “esistere necessariamente” è una proprietà positiva, segue che Dio esiste necessariamente. L’argomento completo è un po’ più complesso e si basa sulla logica modale, ma la sostanza è questa.

Cominciamo subito dicendo che qualunque argomento a priori, che non parte da qualche dato di realtà sul nostro universo, non può dimostrare assolutamente nulla sul mondo reale. Si capisce già intuitivamente che definire Dio come l’essere “più grande” che si possa immaginare, o come l’essere che possiede tutte le proprietà positive, non significa che esso possa esistere nella realtà. Un controesempio è sufficiente a dimostrarlo. Definiamo l’unicorno come il “più grande” cavallo immaginabile: se esso esistesse solo nella nostra mente ne potremmo immaginare uno maggiore, che esiste anche nella realtà, ma per definizione non possiamo immaginarne uno maggiore, quindi l’unicorno deve esistere nella realtà. Ma l’unicorno non lo sa e continua a non esistere.

Dove sta l’errore? Una delle critiche più famose alla prova ontologica l’ha fornita il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) nella Critica della ragion pura. Kant confuta la prova ontologica mostrando che l’esistenza non è un predicato. Il concetto di “cento talleri” (monete) immaginati e quello di cento talleri reali è esattamente lo stesso. L’esistenza non aggiunge valore al concetto: il concetto di Dio che esiste nella nostra mente non è maggiore di quello di Dio che esiste nella realtà. La premessa (3) non è valida, e quindi non è valida la conclusione.

Un’obiezione meno sottile, ma comunque pertinente, è che l’argomento presuppone in maniera del tutto arbitraria che l’esistenza renda Dio “più grande”. Non c’è alcuna giustificazione adeguata di questa premessa, anche perché il concetto di “grandezza” è vago, non ben definito. Per me la migliore caratteristica di Dio, la sua proprietà “più positiva”, è la non esistenza: un Dio che non esiste è “maggiore” di uno che esiste. Quindi, Dio non esiste. Dovrebbe essere evidente che non si può dimostrare l’esistenza, o l’inesistenza, di Dio, o di qualunque altra cosa, in questa maniera.

C’è infine il solito problema che anche accettando la validità di queste argomentazioni non si dimostrerebbe l’esistenza di uno specifico dio, che è poi l’obiettivo di chi le utilizza, ma al massimo di una generica entità divina. Da questa al Dio che perdona i nostri peccati se andiamo a confessarci e che non vuole che tocchiamo in maniera inappropriata i nostri organi genitali c’è un salto logico del tutto arbitrario. Si può tranquillamente usare la prova ontologica per dimostrare l’esistenza del Prodigioso Spaghetto Volante che, dopotutto, è certamente “il più grande” di tutti gli dèi.

Concludendo, l’idea di poter dimostrare l’esistenza di Dio nel mondo reale ricorrendo a più o meno sofisticati giochetti di logica è del tutto priva di fondamento.

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