Religione · Scienza

Continua la propaganda a favore dell’autenticità della Sindone

Su La Stampa continua la propaganda a favore dell’autenticità della Sindone di Torino, nonostante sia ormai un fatto scientificamente assodato che la Sindone è un falso medievale. L’articolo parla di un presunto “nuovo studio” che dimostrerebbe l’inattendibilità della datazione al C-14, i cui risultati furono pubblicati su Nature e che costituiscono la prova definitiva (ma non certo l’unica, come spiegato nel mio post precedente) contro l’autenticità del telo. In realtà, non c’è nessun riferimento a questo studio, ma solamente le parole di Paolo Di Lazzaro, noto per essere un sostenitore dell’autenticità della reliquia, nonostante le evidenze scientifiche che dimostrano il contrario. Di Lazzaro è quello che in un rapporto tecnico dell’ENEA pretendeva di mostrare che una colorazione simile a quella della Sindone si può ottenere tramite un laser ultravioletto. L’utilità di questo presunto risultato sfugge, dato che né nel medioevo né, a maggior ragione, all’epoca di Gesù Cristo era disponibile questa tecnologia e quindi non può essere certo stato questo metodo ad aver prodotto l’immagine. Se anche questa tecnica rendesse possibile riprodurre la colorazione della Sindone, questo non dimostrerebbe in alcun modo che sia l’unico modo per farlo. Ma ipotizziamo, per assurdo, che nessuna tecnica conosciuta nel medioevo avrebbe permesso di creare la Sindone. Allora è evidente che questo sarebbe vero per qualunque tecnica conosciuta prima del medioevo, e quindi la Sindone non potrebbe essere stata creata nemmeno all’epoca di Gesù. Quindi dobbiamo concludere che la Sindone non esiste. Ma dato che la Sindone esiste, siamo giunti a una contraddizione, quindi l’ipotesi di partenza deve essere falsa.

Ma sto divagando. Tornando a quanto riportato da La Stampa, è evidente che Di Lazzaro non aggiunge nulla di nuovo alle critiche, già ampiamente smentite, prodotte dai sedicenti “sindonologi” alla datazione con il C-14. Secondo Di Lazzaro le incertezze nella datazione di tessuti sono maggiori rispetto ad altri campioni solidi, ma, come spiega Gian Marco Rinaldi del Cicap in questo lungo articolo (44 pagine in PDF) la variabilità riscontrata tra le diverse misurazioni dei campioni è perfettamente in linea con quanto ci si poteva aspettare con le tecniche in uso all’epoca. Questa variabilità, dunque, non dimostra in alcun modo che ci debba essere stata una contaminazione, come sostiene l’altra ricerca citata da La Stampa. Sempre Rinaldi spiega perché i tentativi di alcuni sedicenti “sindonologi” di screditare la validità dei risultati pubblicati da Nature cercando errori nei calcoli statistici è fallimentare in partenza. La sostanza dei risultati, infatti, non cambia a seconda delle analisi statistiche eseguite: gli autori hanno combinato i risultati delle diverse misurazioni per ottenere un unico intervallo di fiducia, ma anche se così facendo fossero stati commessi degli errori i risultati delle singole misurazioni continuerebbero a mostrare che la Sindone è medievale. In qualunque modo si combinino quei risultati, non si potrebbe mai concludere che essa risalga al I secolo.

In conclusione, nonostante quanto sostenuto da La Stampa, non c’è nessun nuovo risultato che possa mettere in discussione quanto è ampiamente assodato. È sempre la solita, vecchia storia: i sedicenti “sindonologi” vogliono a tutti i costi credere all’autenticità della Sindone a prescindere dalle prove, ma non potendo in alcun modo dimostrarla, cercano, con scarso successo, di screditare la ricerca seria che ha invece dimostrato che si tratta di un falso medievale.

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