Attualità · Laicità · Libertà · Religione

Il velo e la sardina

Nei giorni scorsi si è molto parlato della manifestazione delle “sardine” a Roma, soprattutto per il fatto che tra le persone che sono salite sul palco c’era una ragazza musulmana con l’hijab, Nibras Asfa. Facendo il verso a Giorgia Meloni, che rivendicava il suo essere donna, cristiana e italiana, Nibras Asfa grida con orgoglio “sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi!” Prevedibilmente, contro di lei si è subito scatenata la destra becera, che l’ha attaccata perché il marito sarebbe un esponente di Hamas, come si evincerebbe da vecchi post presi da Facebook. Il condizionale è d’obbligo, perché il marito ha smentito di far parte di Hamas, rivendicando invece il proprio lavoro di informazione sui soprusi che da decenni Israele infligge al popolo palestinese. In questa sede, entrare nei dettagli della mia opinione sulla questione di Israele e della Palestina mi porterebbe troppo lontano, mi limito solo a dire che, Hamas a parte, non posso non simpatizzare per la causa di un popolo oppresso e ignorato da gran parte del mondo che lotta contro uno stato oppressore sostenuto da tutte le potenze imperialiste dell’Occidente.

Quello di cui mi interessa parlare qui, invece, sono le critiche che sono state formulate contro Nibras Asfa da sinistra e dal mondo dell’ateismo militante. Mi interessa perché questa teoricamente è la “mia” parte, e tuttavia mi trovo in disaccordo. La questione è stata sollevata su MicroMega, con due articoli, uno di Paolo Flores d’Arcais e l’altro di Cinzia Sciuto. Cinzia Sciuto ha inoltre risposto ad alcune critiche in un successivo articolo.

Le critiche che vengono fatte sono principalmente due: la prima, in particolare nell’articolo di Flores d’Arcais, è che il velo è un simbolo di oppressione della donna, e sarebbe dunque contraddittorio salire sul palco a parlare di diritti e uguaglianza, citando la Costituzione, ostentando l’hijab; la seconda è che alla rivendicazione da parte di Giorgia Meloni del proprio essere cristiana non si dovrebbe rispondere con una rivendicazione analoga da parte di una donna musulmana, e si dovrebbe invece rivendicare la laicità dello Stato.

Cominciamo con la prima. Che il velo possa essere strumento di oppressione della donna è ovviamente vero. Lo è quando è imposto per legge, come in alcuni paesi a maggioranza musulmana, e lo è quando è imposto dal marito alla moglie, o dal padre alla figlia, o comunque contro la volontà della donna. Non lo è quando è una libera scelta della donna. So bene che si obietta spesso che questa libera scelta non è “davvero” libera, perché è frutto di indottrinamento religioso. Forse avrei trovato convincente questa critica alcuni anni fa. Oggi la ritengo estremamente debole, oltre che sintomo di un atteggiamento paternalistico, etnocentrico e patriarcale: “io, uomo [sono quasi sempre uomini] bianco occidentale, so meglio di te cosa dovresti scegliere se fossi davvero libera, quindi se la tua scelta è diversa da quella ‘giusta’ sei ovviamente indottrinata”; ovviamente a essere messa in discussione è sempre la libertà della donna. È un argomento debole perché qualunque scelta è influenzata dal proprio contesto culturale, lo è la scelta di chi indossa il velo così come quella di chi segue costumi “occidentali”. Questo non la rende necessariamente meno libera, oppure, da un altro punto di vista, nessuna scelta è “davvero” libera, nemmeno le nostre, e quindi dovremmo andarci piano prima di dare patenti di libertà. Ma soprattutto è un argomento debole perché ignora che in Occidente spesso le donne che indossano il velo non lo fanno perché sono indottrinate alla propria inferiorità, ma lo usano come segno di resistenza contro l’islamofobia. A chi vorrebbe cancellarle, “rimandarle a casa loro”, rispondono rivendicando la propria esistenza, anche utilizzando un simbolo chiaramente riconoscibile. Non solo in questo caso il velo non è un segno di oppressione, al contrario è usato per combattere contro l’oppressione e la discriminazione.

Passiamo alla seconda contestazione. Sia Flores d’Arcais che Cinzia Sciuto usano il concetto di laicità per criticare Nibras Asfa. Flores d’Arcais paragona il velo al crocifisso nelle scuole pubbliche, ma il paragone è decisamente fuorviante. Il crocifisso imposto dallo Stato (teoricamente laico) nelle scuole pubbliche, o nelle aule dei tribunali, è chiaramente una violazione al principio di laicità, che impone la neutralità delle istituzioni in materia di religione. La scelta individuale di indossare il velo (o un qualunque simbolo religioso) è invece perfettamente in linea con il principio di laicità, che consente agli individui di professare la propria religione.

Più interessante è l’argomento di Cinzia Sciuto, che sostiene che “[a] Giorgia Meloni che rivendica di essere “donna, bianca e cristiana” bisognava rispondere che democrazia significa laicità, perché la laicità – ossia l’assoluta neutralità dello Stato di fronte a qualsivoglia influenza di qualsivoglia religione – è l’unica cornice in grado di garantire i diritti di tutti”. E io sono d’accordo. La destra usa spesso il cristianesimo per giustificare la limitazione dei diritti civili e la discriminazione verso chi non è cristiano. A questo è giusto e doveroso contrapporre il principio di laicità. Ma che una ragazza con il velo rivendichi la propria identità di donna musulmana non è affatto in contraddizione con questo principio. È qui che sono in disaccordo con Cinzia Sciuto, quando sostiene che all’ostentazione in chiave xenofoba dell’orgoglio cristiano non si risponde con l’ostentazione del proprio orgoglio musulmano, ma con la rivendicazione della laicità dello stato. Io dico che si possono benissimo fare entrambe le cose, e non c’è alcuna contraddizione. Laicità significa da un lato che lo Stato deve essere neutrale nei confronti delle religioni, dall’altro che la libertà di professare liberamente la propria religione deve essere garantita, così come deve essere garantita la libertà di non avere alcuna religione, senza per questo essere discriminati. E allora non ci vedo nulla di sbagliato nel dare voce a una ragazza con il velo che vuole rivendicare di essere musulmana.

Superficialmente, Giorgia Meloni che ostenta il cristianesimo può apparire sostanzialmente uguale a Nibras Asfa che rivendica il suo essere musulmana. Mi pare che la critica di Cinzia Sciuto parta da questo assunto. Ma qui sta l’errore: le due posizioni sono in realtà totalmente diverse. Quando Giorgia Meloni dice di essere italiana e cristiana, sta ostentando il proprio privilegio, e lo fa in chiave xenofoba, con l’intento di opprimere chi non è italiano e/o cristiano. Quando Nibras Asfa dice di essere musulmana e figlia di palestinesi, sta dichiarando la propria appartenenza a un gruppo minoritario e discriminato, e lo fa con l’intento di rivendicare il proprio diritto a esistere e a essere trattata con dignità. Non lo fa per opprimere chi non è musulmano. La differenza è sostanziale.

Non penso si faccia un buon servizio alla laicità attaccando una donna per il solo fatto di indossare il velo e rivendicare di essere musulmana. Non si fa un buon servizio nemmeno alla difesa dei diritti delle donne se quando una donna parla sul palco si vede solo un velo. Le idee che si esprimono dovrebbero essere più importanti, e si possono avere idee condivisibili indipendentemente dalle proprie credenze personali, e viceversa, essere atei non è garanzia di ragionevolezza. Tanto per fare un esempio concreto, politicamente sono molto più vicino a Ilhan Omar, rappresentante del Congresso degli Stati Uniti, musulmana e con il velo, che all’ateo Sam Harris, nonostante con il secondo condivida l’idea dell’inesistenza di Dio.

Tutto questo discorso non è una “difesa dell’islam”, di cui spesso viene accusato chi a sinistra critica certe concezioni islamofobe. Ritengo l’islam falso come tutte le altre religioni e come tutte le religioni e tutte le idee l’islam si può e si deve criticare. Allo stesso tempo, i musulmani hanno tutto il diritto di praticare la loro religione senza essere discriminati, e le donne musulmane hanno tutto il diritto di indossare il velo. O di non indossarlo.

5 risposte a "Il velo e la sardina"

  1. Caro fuxino/Daniele Antifascista che tu sappia il movimento delle sardine è inclusivo o escludente nei riguardi di persone LGBT, sex workers, ed aborto? Non sarà per caso un movimento solo ed esclusivamente anti-xenofobo?

    "Mi piace"

  2. Caro fuxino, inoltre tu non credi che il paternalismo di coloro che rimproverano le donne che indossano il velo sia simile e speculare al paternalismo di coloro che, femministe o meno, rimproverano le donne che si prostituiscono o si spogliano per loro libera scelta? Per quanto ti riguarda tu daresti un giudizio favorevole anche alla scelta delle donne che si spogliano per prostituirsi o fare film porno?

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.